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Fine vita, al Senato torna il pressing sul ddl dopo la sentenza della Consulta

Dopo la sentenza della Consulta sulla legge toscana, al Senato si riapre il confronto sul fine vita tra nuovi emendamenti e voto su quelli già presentati.
Sanità pubblica

Il disegno di legge sul fine vita potrebbe tornare al centro dei lavori parlamentari nelle prossime settimane. Dopo circa un anno di stallo nelle Commissioni Giustizia e Sanità del Senato della Repubblica, la recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge regionale della Toscana ha riattivato il confronto politico e istituzionale sul tema.

Secondo fonti di maggioranza, ci sono almeno due opzioni allo studio per superare l’impasse. Da un lato la possibile riapertura dei termini per la presentazione di nuovi emendamenti, alla luce dei chiarimenti forniti dalla Consulta. Dall’altro, l’ipotesi di procedere con l’acquisizione dei pareri mancanti e avviare il voto sugli emendamenti già depositati nei mesi scorsi.

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L’effetto della sentenza sulla legge toscana

La decisione della Corte costituzionale del 29 dicembre scorso ha rappresentato un passaggio chiave perché, pur dichiarando incostituzionali alcune disposizioni della legge toscana in termini applicativi, ha ribadito che nulla impedisce allo Stato di intervenire con una disciplina nazionale, sottolineandone anzi l’urgenza.

Un passaggio che viene letto da più parti come una sollecitazione diretta al legislatore, chiamato a colmare un vuoto normativo che dura dal 2019, dopo la sentenza Cappato-Dj Fabo.

Il nodo del Servizio sanitario nazionale

Il punto più divisivo, a livello politico, resta quello legato al ruolo del Servizio sanitario nazionale. Per le forze di centrodestra, il trattamento di fine vita non può configurarsi come una prestazione garantita dal sistema pubblico. Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che considera il coinvolgimento del Ssn una condizione necessaria per assicurare uniformità, trasparenza e tutela dei diritti sul territorio nazionale.

Il presidente della Commissione Sanità del Senato, Francesco Zaffini (Fratelli d’Italia), ha annunciato l’intenzione di chiedere una riunione congiunta delle due commissioni per valutare i prossimi passi. A suo avviso, la sentenza della Consulta, pur limitando l’intervento regionale agli aspetti gestionali, apre un varco che impone una riflessione sul percorso legislativo nazionale, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un testo il più possibile condiviso.

Il pressing delle opposizioni

Anche dalle opposizioni arriva un pressing per la ripresa dei lavori. Il senatore del Partito Democratico Alfredo Bazoli ha annunciato l’intenzione di sollecitare la Commissione Giustizia affinché il ddl torni rapidamente all’ordine del giorno, sottolineando come la pronuncia della Corte abbia rafforzato la legittimità complessiva di un intervento legislativo statale.

Un passaggio cruciale di cultura e politica sanitaria

La possibile riapertura del dossier fine vita non è solo una questione etica o giuridica, ma coinvolge inevitabilmente la politica sanitaria. La definizione del perimetro di intervento del Servizio sanitario nazionale, delle responsabilità professionali e delle garanzie di accesso rappresentano nodi strutturali che il Parlamento è chiamato a sciogliere.

Dopo la sentenza della Consulta, resta da capire se il Senato sceglierà la strada di un aggiornamento del testo o quella - più rapida ma politicamente rischiosa - di portare al voto gli emendamenti già in campo. In entrambi i casi, il confronto non sembra più rinviabile.

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