
Si chiama CleaveNet, il sistema di intelligenza artificiale in grado di progettare sensori molecolari per la diagnosi precoce di diversi tipi di tumore. CleaveNet è stata sviluppata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology in collaborazione con Microsoft e potrebbe essere usata per produrre test fai-da-te da utilizzare direttamente a casa.
Questo è quanto si evince dallo studio pubblicato su Nature Communications. Grazie a questo sistema di intelligenza artificiale è possibile disegnare piccole catene di amminoacidi (peptidi) che vengono letteralmente tagliate da specifici enzimi (proteasi) iperattivi nelle cellule tumorali.
Come funzionano i sensori molecolari
L’idea dei ricercatori è quella di usare questi peptidi per rivestire delle nanoparticelle che andrebbero poi ingerite o inalate. Successivamente, una volta entrate nel corpo umano, potrebbero fungere da sensori, emettendo un segnale quando entrano in contatto con le proteasi tumorali in qualsiasi parte del corpo.
I peptidi scissi verrebbero così secreti nelle urine, dove potrebbero essere rilevati utilizzando una striscia di carta simile a quella di un test di gravidanza. A seconda delle proteasi rilevate, i medici potrebbero così diagnosticare il particolare tipo di cancro presente.
In merito a questo, Sangeeta Bhatia, esperta di ingegneria biomedica del MIT ha spiegato: "Ci concentriamo sulla rilevazione ultrasensibile in malattie come il cancro nelle fasi iniziali, quando la massa tumorale è piccola, o nelle fasi iniziali di recidiva dopo l'intervento chirurgico".

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

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Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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