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DM 77 e sanità territoriale: a che punto sono le Regioni

Sanità pubblica Redazione DottNet | 08/01/2026 11:03

Dal monitoraggio dell’Osservatorio emerge un’attuazione disomogenea della riforma dell’assistenza territoriale, con strutture avviate ma modelli organizzativi ancora fragili.

L’attuazione del DM 77, il decreto che ridefinisce i modelli dell’assistenza sanitaria territoriale, procede in Italia a velocità diverse. A fotografare lo stato dell’arte è il primo report dell’Osservatorio permanente sulla qualità e sui modelli dell’assistenza sanitaria nei territori, che analizza i piani regionali e i dati di avanzamento della riforma collegata alla Missione 6 del PNRR.

Il documento prende in esame il periodo che va dall’adozione del decreto nel 2022 fino al secondo semestre 2024, mettendo in relazione programmazione regionale, realizzazione delle strutture e funzionamento dei modelli organizzativi previsti.

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Chi ha realizzato il report e con quali obiettivi

Il report è promosso dall’Osservatorio permanente sulla sanità territoriale, una rete che coinvolge organizzazioni professionali, scientifiche e rappresentative del sistema sanitario e farmaceutico, con l’obiettivo dichiarato di analizzare in modo sistematico l’evoluzione dell’assistenza territoriale in un Servizio sanitario nazionale fortemente regionalizzato.

La finalità non è quella di dare un giudizio politico, ma conoscitivo: c’è la necessità di ricomporre dati oggi frammentati per restituire una visione d’insieme per ciò che riguarda l’accesso ai servizi, la qualità della presa in carico, i modelli organizzativi e l’integrazione tra i diversi attori del territorio.

DM 77 e PNRR: il quadro di riferimento

Il DM 77 del 2022, lo ricordiamo, definisce modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale, indicando come assi portanti Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, assistenza domiciliare e telemedicina. Le Regioni, dopo la sottoscrizione dei Contratti istituzionali di sviluppo, avevano sei mesi di tempo per adeguare la propria organizzazione in coerenza con gli investimenti PNRR.

Il report evidenzia come tutte le Regioni abbiano prodotto piani di riorganizzazione, spesso con denominazioni, orizzonti temporali e modelli differenti. Questa eterogeneità non riguarda tanto l’adesione formale al DM 77, quanto le modalità operative e i tempi di attuazione.

Strutture attivate e modelli ancora incompleti

Secondo i dati Agenas richiamati nel report, a dicembre 2024 risultano attive almeno 485 Case di Comunità su 1.717 programmate, 612 Centrali Operative Territoriali pienamente funzionanti e 124 Ospedali di Comunità su 568 previsti.

Il target europeo sulle COT risulta formalmente superato, mentre l’attivazione delle altre strutture procede in modo più graduale. Il report sottolinea però un elemento ricorrente: la realizzazione fisica delle strutture non sempre è accompagnata da modelli organizzativi e di processo altrettanto solidi e omogenei.

In particolare, risultano ancora deboli l’integrazione dei servizi domiciliari, il ruolo strutturato delle farmacie dei servizi e l’implementazione piena delle figure professionali previste dal decreto, come l’infermiere di comunità.

Assistenza domiciliare: numeri raggiunti, qualità da verificare

Un capitolo centrale riguarda l’assistenza domiciliare integrata. I dati mostrano che nel 2024 la presa in carico degli over 65 ha superato il target previsto, raggiungendo una copertura del 10,9 per cento della popolazione anziana, oltre l’obiettivo fissato dal PNRR.

Il report evidenzia tuttavia che il raggiungimento del target numerico non consente, da solo, di valutare efficacia e qualità della presa in carico. Permangono forti differenze regionali nei modelli organizzativi, nella composizione delle équipe multiprofessionali e nei sistemi di accreditamento dei soggetti erogatori.

Su questo punto viene richiamata anche l’attenzione della Corte dei Conti, che ha segnalato come il ritardo nell’attuazione dei sistemi di autorizzazione e accreditamento renda difficile una verifica appropriata dei risultati.

Telemedicina e integrazione digitale

Per quanto riguarda la telemedicina, il report segnala il completamento delle infrastrutture regionali e l’avvio dei collaudi, con l’obiettivo di attivare i servizi di telemonitoraggio entro fine anno.

La criticità individuata riguarda il modello adottato, ancora prevalentemente prestazionale. Secondo l’analisi, la sfida è trasformare la telemedicina in uno strumento di presa in carico continuativa, integrato con Case e Ospedali di Comunità, superando l’uso frammentato e il ricorso persistente alla documentazione cartacea.

Farmacie dei servizi e integrazione territoriale

Il report dedica attenzione anche al ruolo delle farmacie, chiamate dal DM 77 a evolvere in presidi territoriali multifunzionali. Ad oggi i servizi aggiuntivi sono attivi soprattutto in regime di sperimentazione regionale e richiedono, secondo l’Osservatorio, un’accelerazione degli accordi integrativi regionali per garantire continuità e omogeneità dell’offerta.

Viene inoltre segnalato il ritardo operativo del Fascicolo sanitario elettronico come fattore che limita l’integrazione tra professionisti e servizi.

Le prossime linee di indagine

Il documento, come detto, non trae conclusioni politiche, ma indica le aree su cui l’Osservatorio concentrerà le prossime analisi: efficacia dei modelli regionali di assistenza domiciliare, integrazione della farmacia dei servizi, sviluppo delle Case e degli Ospedali di Comunità, interoperabilità digitale, fabbisogni delle équipe multiprofessionali e punto di vista dei pazienti.

L’obiettivo dichiarato resta quello di contribuire a garantire pari opportunità di accesso ai servizi sul territorio nazionale, in un sistema sanitario sempre più decentrato.

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