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Sanità senza ricambio: alla perdita di medici si somma quella dei dirigenti

Sanità pubblica Redazione DottNet | 12/01/2026 12:20

In dieci anni eliminate oltre 8mila direzioni tra strutture complesse e semplici, con un indebolimento della governance clinica, soprattutto al Centro-Sud.

Se il problema della carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale non può essere ridotto al numero dei pensionamenti, lo stesso vale - con effetti non meno importanti - per il personale dirigente. Accanto alla difficoltà di sostituire i professionisti che lasciano il Ssn, si sta consumando infatti un secondo fenomeno strutturale: la progressiva scomparsa dei ruoli apicali, che priva ospedali e servizi della capacità di governo clinico e organizzativo.

Un parallelo strutturale: meno medici, meno direzione

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Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulla perdita di personale medico, ma i dati mostrano che il sistema sta perdendo anche chi dovrebbe guidare, organizzare e far crescere le équipe. Secondo lo studio Anaao Assomed, basato sui dati del Conto Annuale del Tesoro, tra il 2013 e il 2023 sono state eliminate 1.424 Direzioni di Struttura Complessa, pari al 18,6% del totale. Allargando lo sguardo al periodo 2009–2023, la riduzione sale a 3.134 direzioni, ovvero un terzo (-33,5%) delle strutture apicali.

Il dato diventa ancora più rilevante se letto in parallelo con la carenza di medici: meno professionisti e meno direzione significano reparti più fragili, meno attrattivi e più esposti alla disorganizzazione.

Il crollo delle strutture semplici: svuotato il tessuto operativo

Il ridimensionamento non riguarda solo le direzioni "storiche" (ex primariati), ma anche la governance clinica nel suo livello intermedio. Le Direzioni di Struttura Semplice sono passate da 15.585 nel 2013 a 8.866 nel 2023, con una riduzione del 43%, cioè 6.719 direzioni in meno.

Un taglio che colpisce il cuore operativo degli ospedali, dove si coordinano l’attività quotidiana e si gestiscono i percorsi clinici. Strutture che rappresentano il primo livello di responsabilità per i professionisti più giovani e la cui scomparsa indebolisce la capacità del sistema di formare, trattenere e motivare il personale.

Un Paese che perde governance a velocità diverse

Come già accade per la distribuzione dei medici, anche la perdita dei ruoli apicali accentua il divario territoriale. La riduzione delle Direzioni di Struttura Complessa è più contenuta al Nord (–13,35%), mentre raggiunge il 28,32% nel Sud. Regioni come Molise (–59%), Sardegna (–56%) e Basilicata (–39%) registrano i tagli più drastici.

Uno schema simile emerge per le strutture semplici: il Sud arriva a una riduzione del 55%, contro il 33% del Nord. Il risultato è facilmente intuibile: un sistema sanitario sempre più disomogeneo, in cui la capacità di governo clinico varia in modo marcato da territorio a territorio.

Direzioni "a scavalco" e leadership indebolita

Alla riduzione numerica si aggiunge anche un cambiamento organizzativo che ha effetti diretti sulla qualità dell’assistenza: la diffusione dei Direttori di Struttura Complessa "a scavalco", chiamati a guidare più reparti o più presidi contemporaneamente. Una soluzione dettata dal risparmio che riduce la presenza nei reparti, frammenta le responsabilità e indebolisce la leadership clinica.

In parallelo, l’aumento delle clinicizzazioni ha affidato la guida di alcuni reparti a Direttori universitari, sottraendo ulteriori spazi di crescita ai dirigenti ospedalieri senza evidenze chiare di miglioramento degli esiti clinici.

Il nodo comune: un turnover che non funziona

Il parallelismo con la carenza di medici è evidente. Il Ssn non riesce a sostituire in modo automatico i professionisti che escono e non riesce a rigenerare la propria classe dirigente. Il contenimento della spesa ha prodotto un doppio effetto: meno personale operativo e meno capacità di governo.

Un Direttore di Struttura Complessa non è un costo improduttivo, ma una figura che contribuisce all’organizzazione dei servizi, al contenimento degli sprechi, alla riduzione delle liste d’attesa e alla valorizzazione delle competenze. La sua assenza non semplifica il sistema, lo rende più fragile.

Una crisi di attrattività e di prospettiva

La perdita dei ruoli apicali incide, infine, anche sull’attrattività del Ssn. In un contesto in cui gli spazi di carriera si riducono e la governance clinica viene svuotata, diventa più difficile trattenere i professionisti e motivare le nuove generazioni. La carenza di medici e la carenza di dirigenti non sono due problemi separati, ma sono due facce della stessa crisi strutturale.

Come sottolinea Anaao Assomed, senza un ripensamento delle regole di governance, dei modelli organizzativi e del ruolo del dirigente sanitario, il rischio è quello di un sistema che perde progressivamente sia il personale, sia la capacità decisionale e visione clinica. E senza medici e senza dirigenti, la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale non è più garantita.

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