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Coesione e sanità, Bonaccini avverte l’Ue: rischio indebolimento dei fondi

Sanità pubblica Redazione DottNet | 15/01/2026 10:27

L’eurodeputato segnala come nella nuova proposta di bilancio Ue esista il rischio di ridurre i fondi di coesione destinati alla sanità. Mentre crescono le priorità su difesa e sicurezza.

È "molto importante che i fondi delle politiche di coesione Ue relativi alla sanità non vengano ridotti o indeboliti". A lanciare l’allarme è Stefano Bonaccini, eurodeputato del Partito Democratico, a margine dell’evento "Migliorare la sanità digitale e la cura del cancro nell’Unione Europea attraverso ecosistemi regionali", tenutosi al Parlamento europeo di Bruxelles su iniziativa del gruppo S&D.

"Nella nuova proposta di bilancio della Commissione europea questa possibilità c’è", ha spiegato Bonaccini, richiamando l’attenzione sul rischio che la sanità venga progressivamente indebolita all’interno delle politiche di coesione, uno dei principali strumenti finanziari dell’Unione per sostenere territori, servizi e riduzione delle disuguaglianze.

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Sanità digitale e oncologia tra le priorità a rischio

Il riferimento concreto è quello della lotta contro il cancro e dello sviluppo della sanità digitale, ambiti che richiedono investimenti continui e strutturali. "Nel caso specifico che abbiamo portato come esempio oggi, la lotta contro il cancro, è fondamentale battersi per continuare ad avere fondi per poter sfruttare le nuove tecnologie e la sanità digitale", ha sottolineato l’eurodeputato.

Secondo Bonaccini, senza un adeguato sostegno finanziario europeo, il rischio è che le innovazioni restino diseguali tra territori e che le Regioni più fragili fatichino a tenere il passo nell’adozione di strumenti digitali e di nuove tecnologie per la prevenzione e la cura.

Il contesto Ue: più spazio a difesa e sicurezza

Le preoccupazioni espresse dall’eurodeputato si inseriscono in un quadro europeo in rapida evoluzione. Negli ultimi mesi, infatti, l’Unione europea ha rafforzato in modo significativo gli strumenti e le risorse destinati a difesa e sicurezza, sia attraverso programmi dedicati sia introducendo maggiore flessibilità nell’utilizzo di fondi esistenti.

Parallelamente, la sanità resta formalmente una priorità politica dell’Unione, ma con risorse comuni di entità molto più limitata rispetto ad altri capitoli di spesa. In questo contesto, il timore non riguarda tagli espliciti, quanto una competizione crescente tra priorità all’interno di un bilancio che non aumenta in modo proporzionale.

È su questo equilibrio che si gioca il confronto politico: se l’espansione delle politiche di sicurezza avviene senza nuove risorse dedicate, il rischio è che settori come sanità, prevenzione e innovazione clinica vengano progressivamente compressi o subordinati.

Regioni e sanità pubblica

Bonaccini ha infine richiamato il ruolo delle Regioni come snodo essenziale dell’organizzazione sanitaria europea, soprattutto in un modello che continua a puntare sulla sanità pubblica. "È fondamentale il ruolo delle regioni, soprattutto se si crede nella sanità pubblica, perché il diritto alla salute deve essere garantito a chiunque e non in base al proprio conto corrente o all’assicurazione privata che si ha in tasca", ha affermato.

Un messaggio che, al di là della dimensione nazionale, punta a mantenere la sanità dentro il perimetro delle politiche di coesione europee, evitando che il rafforzamento della dimensione geopolitica dell’Unione finisca per ridimensionare uno dei pilastri storici del progetto comunitario.

Il nodo politico: risorse limitate e diritto di veto

Alla base del confronto non c’è una scelta tecnica della Commissione europea, ma un limite strutturale della governance dell’Unione. L’aumento delle priorità comuni - dalla difesa alla sicurezza, fino alla preparedness sanitaria - non è stato accompagnato da un ampliamento della capacità finanziaria dell’Ue attraverso nuovi strumenti di debito comune.

Dopo l’esperienza del Next Generation EU, la possibilità di rendere strutturale la leva del debito europeo non ha più trovato un accordo unanime tra gli Stati membri. Il meccanismo decisionale che richiede l’unanimità in Consiglio, e quindi il diritto di veto, ha finora impedito di aumentare in modo stabile le risorse disponibili, costringendo l’Unione a operare all’interno di un perimetro finanziario sostanzialmente invariato.

In questo contesto, l’espansione di alcune politiche avviene inevitabilmente attraverso una riallocazione o una maggiore flessibilità nell’uso dei fondi esistenti, alimentando il timore che settori come sanità, prevenzione e innovazione clinica entrino in competizione con nuove priorità considerate strategiche.

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