
Rossi (Simg): serve evolvere verso modelli basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio
"Il Servizio sanitario nazionale potrà rimanere universalistico ed equo solo attraverso un deciso cambio di paradigma, che consideri la prevenzione come un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico". Lo ha affermato Alessandro Rossi, presidente della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg), intervenendo nell’ambito del ciclo di incontri "La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme", promosso dal presidente della Commissione Affari sociali del Senato, Francesco Zaffini.
Dalla medicina reattiva alla prevenzione personalizzata
Secondo Rossi, per i medici di medicina generale è ormai non più rimandabile il passaggio da un modello basato sulla reazione, e cioè centrato sulla gestione della malattia, a un modello proattivo, dunque fondato sulla prevenzione personalizzata e sull’incremento della salute in tutte le fasce d’età. "Questo percorso deve partire dalla medicina di famiglia" ha spiegato il Presidente Simg "dove questi principi trovano applicazione concreta nella pratica quotidiana. La standardizzazione degli interventi non è più sufficiente: serve evolvere verso modelli basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio".
Prevenzione come asse strutturale del Ssn
Il presidente della Simg ha sottolineato come prevenzione e promozione della salute debbano diventare assi strutturali delle politiche sanitarie, se si vuole garantire sostenibilità, equità e carattere universalistico del sistema. "Il medico di medicina generale sarà sempre più chiamato a occuparsi di bisogni che vanno oltre la gestione clinica della malattia, includendo il supporto all’autogestione, l’accompagnamento nelle attività quotidiane e la prevenzione delle complicanze", ha aggiunto.
Il ruolo della sanità territoriale nella gestione delle cronicità
Rossi ha inoltre richiamato il ruolo centrale della sanità territoriale in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche. "Un presidio territoriale forte e continuativo, con percorsi integrati e una relazione fiduciaria tra medico e paziente, permette di prevenire e gestire meglio le cronicità. La prevenzione è un processo continuo che richiede percorsi assistenziali che vadano oltre la mera prescrizione farmacologica, gli screening e le campagne vaccinali".
Medici di famiglia e determinanti sociali della salute
Infine, l’attenzione è stata posta anche sui determinanti sociali della salute. "Il medico di medicina generale intercetta quotidianamente fragilità sociali, familiari e comunitarie" ha concluso Rossi "e per questo serviranno modelli organizzativi di prossimità, come Case di Comunità e Aggregazioni Funzionali Territoriali, in grado di adattarsi alle diverse realtà geografiche e garantire continuità delle cure e integrazione multiprofessionale".
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