
In Lombardia i ricoveri per virus respiratorio sinciziale nei bambini sotto l’anno si sono dimezzati dopo l’immunizzazione con nirsevimab. I dati su Emerging Infectious Diseases.
L’immunizzazione dei neonati con l’anticorpo monoclonale nirsevimab ha avuto un impatto importante sulla diffusione delle forme gravi di infezione da virus respiratorio sinciziale nei bambini sotto l’anno di età. È quanto emerge da un’analisi dei dati della Regione Lombardia pubblicata su Emerging Infectious Diseases, rivista scientifica dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta.
Nella stagione 2024–2025, a fronte di una copertura dell’immunizzazione pari al 79,2% dei nuovi nati, i ricoveri per infezioni da virus respiratorio sinciziale nei bambini con meno di 12 mesi si sono ridotti di circa il 50% rispetto agli anni immediatamente precedenti. Un risultato che si inserisce in un contesto di ripresa della circolazione virale dopo il rallentamento osservato durante la pandemia.
Una campagna estesa e ad alta copertura
La Lombardia aveva avviato lo scorso anno una campagna di immunizzazione che prevedeva l’offerta del nirsevimab inizialmente nei centri vaccinali e negli ambulatori dei pediatri, per poi estendersi alla somministrazione diretta in ospedale. Complessivamente sono stati immunizzati oltre 60 mila bambini, raggiungendo una quota molto elevata della popolazione neonatale.
I numeri mostrano un calo netto anche degli accessi in pronto soccorso. A fronte di circa 3.500 visite registrate mediamente nei due anni precedenti, nella stagione 2024–2025 gli accessi per infezioni respiratorie da virus sinciziale nei bambini sotto l’anno sono stati 1.918. I ricoveri sono passati da circa 2.400 a 1.240 nello stesso confronto temporale. In buona sostanza: dimezzati.
L’effetto dell’immunizzazione, non un calo del virus
Un elemento fondamentale dell’analisi è la dimostrazione che tale riduzione di impatto clinico clinico non è legata a una minore circolazione del virus, quanto all’effetto dell’immunizzazione. I ricercatori sottolineano infatti che il calo di accessi e ricoveri è stato osservato esclusivamente nei bambini con meno di un anno, ovvero nella fascia che ha ricevuto l’anticorpo preventivo.
Al contrario, tra i bambini di età compresa tra 1 e 5 anni, non inclusi nella campagna di immunizzazione, le visite in pronto soccorso per infezioni delle basse vie respiratorie sono aumentate del 70,6% rispetto alle attese.
Un’indicazione rilevante per le politiche di prevenzione
I risultati dello studio lombardo forniscono un’evidenza concreta sull’efficacia dell’immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale nel ridurre la pressione sui servizi ospedalieri pediatrici e nel proteggere la fascia di popolazione più vulnerabile. In un contesto in cui questo virus rappresenta una delle principali cause di ricovero nei primi mesi di vita, i dati suggeriscono che strategie di prevenzione ad alta copertura possono produrre benefici rapidi e misurabili.
Il significato della certificazione da parte dei CDC
Il dato assume un significato ulteriore se si considera che la certificazione scientifica arriva da una rivista dei Centers for Disease Control and Prevention, un’istituzione che negli ultimi mesi ha vissuto una fase di tensione con l’attuale amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.
Un conflitto che si è tradotto, negli Stati Uniti, anche in una rimodulazione del calendario vaccinale e in un ridimensionamento del ruolo delle agenzie tecniche nella definizione delle politiche di prevenzione. In questo quadro, il risultato lombardo sul virus respiratorio sinciziale rappresenta un’evidenza difficilmente contestabile: l’efficacia delle pratiche di immunizzazione viene confermata proprio da un ente scientifico che opera in un contesto politico meno favorevole alla cultura vaccinale, rafforzando il valore oggettivo dei dati e la loro rilevanza per le scelte di sanità pubblica.
Dalla revisione del calendario vaccinale alle linee guida alimentari, fino all’uscita dall’OMS. Le scelte statunitensi rischiano di produrre effetti anche sulla percezione europea di prevenzione, alimentazione e fiducia nelle istituzioni.
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