
Fioroni (Lega) difende il disegno di legge sul caregiver familiare approvato dal CdM. Restano aperte le questioni su risorse, criteri e rapporto con i livelli di assistenza sociosanitaria.
Il Governo ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare, promosso dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. A rivendicarne la portata, trai tanti commenti positivi di esponenti della maggioranza, c’è anche Paola Fioroni, capo Dipartimento regionale disabilità della Lega in Umbria, che parla di una norma in grado di "dare dignità alle tante persone che assistono e si prendono cura di un familiare con grave disabilità o in condizione di non autosufficienza".
Secondo Fioroni, si tratta di un passaggio atteso da anni. "Dopo più di 30 proposte normative fallite – afferma – questo Governo ha gettato le basi per una risposta dignitosa". L’esponente leghista sottolinea inoltre che, per la prima volta, sarebbero state stanziate risorse certe in legge di bilancio su questo tema e che il testo normativo ha già ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri.
Le tutele previste dal disegno di legge
Il ddl, come descritto nella nota, introduce un sistema di tutele differenziate, che parte dal caregiver familiare convivente e prevalente e si estende progressivamente al riconoscimento del ruolo di tutti coloro che prestano assistenza continuativa a un familiare. Tra le misure citate figurano la possibilità di richiedere il lavoro part time, il lavoro agile e, per i caregiver più giovani, l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie.
Il riconoscimento, secondo quanto affermato da Fioroni, sarebbe cumulabile con altri benefici già previsti e rivolto a chi presta assistenza a tempo pieno, senza l’intenzione di essere sostituito ma con la richiesta di un supporto da parte dello Stato, attraverso servizi e misure dedicate. Da qui l’auspicio che l’iter parlamentare possa svolgersi rapidamente, per dare risposte concrete a una platea che attende da tempo.
Il nodo aperto: risorse economiche e servizi
Accanto alla rivendicazione politica, resta però aperta una questione strutturale. Il disegno di legge viene presentato come un riconoscimento di diritti e tutele, ma i criteri di accesso e l’entità del sostegno economico sono demandati alla fase attuativa, così come il rapporto tra trasferimenti monetari e servizi.
In questo quadro si inserisce il tema, già emerso in altri dossier istituzionali, della progressiva difficoltà nell’erogazione uniforme dei livelli essenziali di assistenza sociosanitaria sul territorio. La domanda che si pone è se un sostegno economico diretto possa compensare una riduzione o una disomogeneità delle prestazioni pubbliche.
Una risposta monetaria può sostituire i LEA?
Il rischio evocato da più osservatori è quello di uno slittamento implicito: meno servizi garantiti in modo uniforme, più trasferimenti individuali destinati a colmare le lacune. Una dinamica che potrebbe lasciare ai caregiver qualche risorsa in più, ma al prezzo di una responsabilità crescente nel supplire a un sistema di assistenza sociosanitaria sempre più diseguale.
È su questo equilibrio tra riconoscimento economico, diritti formali e tenuta dei livelli minimi di assistenza che il confronto parlamentare sarà chiamato a misurarsi. Perché la dignità del ruolo del caregiver, rivendicata dalla maggioranza, non passa solo dal riconoscimento giuridico, ma anche dalla capacità dello Stato di garantire servizi adeguati e omogenei, senza scaricare sui singoli il peso delle eventuali carenze in una situazione di grave disomogeneità socio sanitaria.
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