
La Corte dei conti segnala una crescita della spesa sanitaria privata e persistenti diseguaglianze territoriali. Le Regioni in piano di rientro restano in difficoltà sull’erogazione dei LEA.
Dopo aver evidenziato l’aumento della spesa sanitaria pubblica e la sua incidenza stabile sul Pil, la Corte dei conti completa il quadro tracciando gli effetti di lungo periodo sull’equità del sistema. Nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali 2022–2024, la magistratura contabile segnala la crescita della spesa privata e certifica quella dei divari territoriali, autorizzando il pensiero per cui stanno venendo meno i principi di universalità e uguaglianza a cui è storicamente ispirato il Servizio sanitario nazionale.
Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185 miliardi di euro. Di questi, il 74% è a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie, il 22% grava direttamente sulle famiglie e il 3% sui regimi assicurativi volontari. È proprio l’aumento della componente privata a rappresentare uno degli elementi più critici, collocando l’Italia tra i Paesi con una quota di spesa out-of-pocket più elevata rispetto alla media europea.
Un sintomo chiaro ed evidente di ricorso al privato a pagamento.
La crescita della spesa privata e il tema dell’equità
Secondo la Corte dei conti, questo aumento della spesa a carico delle famiglie incide sull’equità di accesso alle cure. Il ricorso crescente alla sanità privata, in assenza di un rafforzamento uniforme dell’offerta pubblica, rischia di trasformare le differenze territoriali in differenze di opportunità, legate alla capacità di spesa individuale.
Questo fenomeno si intreccia con l’andamento della mobilità sanitaria interregionale, che continua ad aumentare e viene letta come indicatore della diversa attrattività dei sistemi regionali. La scelta dei cittadini di spostarsi per curarsi segnala, secondo la Corte, la persistenza dei divari nella capacità di erogazione dei servizi e nella qualità percepita dell’assistenza.
Le Regioni in piano di rientro restano fragili
Un ulteriore segnalato elemento di criticità riguarda le Regioni sottoposte a piano di rientro. Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo e Puglia, pur mostrando in alcuni casi miglioramenti sul piano dei conti, continuano a presentare difficoltà strutturali rilevanti.
La Corte dei conti parla di "significative diseguaglianze nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza" e di un evidente disallineamento Nord-Sud, che si riflette sia sull’accesso alle prestazioni sia sulla continuità dei percorsi di cura. Il miglioramento degli equilibri finanziari non si è ancora tradotto, in modo omogeneo, in un rafforzamento dell’offerta sanitaria.
Mobilità sanitaria come sintomo di un sistema asimmetrico
L’aumento della mobilità sanitaria resta uno degli effetti più visibili di questi squilibri descritti. Le Regioni con sistemi più solidi e attrattivi continuano a intercettare flussi di pazienti, mentre quelle in maggiore difficoltà faticano a trattenere la domanda interna, con un impatto ulteriore sui bilanci e sulla capacità di programmazione.
In questo senso, la mobilità non appare solo come una libera scelta del cittadino, ma come un indicatore strutturale delle diseguaglianze territoriali, che tende ad autoalimentarsi nel tempo.
Uno scenario coerente di trasformazione sotto vincolo
Letti insieme, i dati sulla spesa pubblica stabile rispetto al Pil, l’aumento della spesa privata e le difficoltà persistenti delle Regioni in piano di rientro delineano uno scenario coerente. Il Servizio sanitario nazionale è attraversato da una fase di trasformazione accelerata, guidata anche dalle scadenze del Pnrr, che però non procede in modo uniforme.
La Corte dei conti segnala come, in assenza di meccanismi correttivi efficaci, questa dinamica rischi di produrre nuove forme di diseguaglianza nell’accesso alle cure. Un’evoluzione che non mette in discussione il principio di universalità sul piano formale, ma che ne riduce progressivamente la capacità di tradursi in diritti effettivi e omogenei su tutto il territorio nazionale.
In questo quadro, l’equilibrio tra finanziamento pubblico, ruolo della spesa privata e capacità amministrativa regionale rappresenta uno dei nodi centrali della politica sanitaria dei prossimi anni.
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Nella Relazione al Parlamento sui Servizi sanitari regionali, la Corte dei conti segnala una crescita della spesa pubblica, stabile però nel rapporto con il Pil.
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