
Con 115 milioni del PNRR, il più grande programma europeo sul cervello riduce il divario Nord-Sud e apre la strada a nuove terapie di precisione
Mai così tanti studi scientifici in Italia nel campo delle neuroscienze. In soli tre anni il programma Mnesys ha prodotto oltre 1.500 pubblicazioni, segnando un record assoluto per la ricerca neurologica nazionale ed europea. Un risultato reso possibile dal più ampio finanziamento mai ottenuto in Italia per le neuroscienze, pari a 115 milioni di euro del PNRR, che secondo le stime potrà generare ritorni economici fino al doppio grazie a nuove cure, tecnologie, assunzioni e risparmi sanitari legati a diagnosi più precoci e terapie mirate.
Il bilancio dei tre anni di attività è stato presentato a Genova, durante l’evento finale “Mnesys: viaggio nel cervello.
Sul podio per numero di studi pubblicati figurano Genova, Bologna e Napoli, ciascuna con oltre 200 lavori, seguite da Roma Tor Vergata. Numeri che raccontano una rete scientifica nazionale finalmente integrata, capace di competere con i grandi programmi internazionali.
“Mnesys rappresenta la risposta italiana ai grandi progetti globali sulle neuroscienze”, spiega Antonio Uccelli, coordinatore scientifico del programma, ordinario di Neurologia all’Università di Genova e direttore scientifico dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana Regione Liguria. “Con oltre 800 scienziati coinvolti e una rete che oggi conta 90 centri, abbiamo raggiunto risultati mai visti prima. Mettere in comune competenze e dati ha permesso di porre le basi affinché la medicina di precisione arrivi finalmente anche in neurologia e psichiatria”.
Le scoperte di Mnesys spaziano dai gemelli digitali del cervello alle protesi bioniche sempre più integrate, passando per nuovi bersagli terapeutici per Alzheimer e Parkinson, fino al riutilizzo mirato di farmaci già esistenti per indicazioni diverse. Tutti avanzamenti destinati ad avere ricadute dirette sulla salute dei cittadini e sull’organizzazione dei sistemi sanitari.
Alla base del successo del programma c’è un approccio fortemente interdisciplinare. “Tre anni fa Mnesys era una scommessa, oggi è una realtà solida”, sottolinea Enrico Castanini, presidente di Mnesys. “Per la prima volta in Italia medici, ingegneri, biologi e informatici lavorano insieme, supportati da supercalcolatori capaci di analizzare enormi quantità di dati. Questo ha aperto la strada alla medicina di precisione applicata alle malattie del sistema nervoso, con un impatto reale anche sull’economia”.
L’Università di Genova, capofila del progetto, rivendica con orgoglio il ruolo di coordinamento. “Le competenze e la creatività dei ricercatori italiani, unite alle tecnologie più avanzate e ad approcci interdisciplinari, porteranno a risultati con un impatto significativo sulla qualità delle cure del prossimo futuro”, afferma il rettore Federico Delfino.
Tra le principali scoperte di Mnesys figurano nuovi dati sul ruolo cruciale del sonno nei neonati, soprattutto nei nati prematuri, per un corretto neurosviluppo; l’avvio di una psichiatria di precisione, in cui biomarcatori immunitari e tratti di temperamento aiutano a personalizzare le terapie per schizofrenia, disturbo bipolare e depressione resistente; lo sviluppo del cervello digitale per una neurochirurgia sempre più sicura e rispettosa delle funzioni cerebrali; e l’identificazione di biomarcatori precoci per Alzheimer e Parkinson, fondamentali per diagnosi tempestive e interventi mirati.
“Mnesys dimostra quanto sia strategico investire nella ricerca di base”, conclude Loredana Luzzi, direttore generale del programma. “Trasformare le scoperte scientifiche in benefici concreti per la salute pubblica, la qualità della vita e lo sviluppo tecnologico del Paese è l’obiettivo che, in tre anni, siamo riusciti a rendere una realtà”.
Dal forum delle Regioni il ministro rivendica i risultati del PNRR e invita i medici a contribuire allo sviluppo della rete territoriale.
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