
La complessità del cancro può essere ricondotta a quattro grandi dimensioni biologiche, distinte ma profondamente interconnesse, che guidano la formazione e l’evoluzione dei tumori in tutte le loro forme. È la proposta avanzata da Douglas Hanahan, del Ludwig Institute for Cancer Research di Losanna, in un articolo pubblicato sulla rivista Cell, che aggiorna e riorganizza il celebre modello delle “firme tumorali” introdotto dallo stesso autore oltre venticinque anni fa.
Secondo Hanahan, questo nuovo quadro concettuale suggerisce un messaggio chiaro per la ricerca e la clinica: le terapie oncologiche hanno maggiori probabilità di successo se riescono ad agire simultaneamente su più dimensioni del tumore, anziché colpire un singolo bersaglio biologico.
Il primo pilastro resta quello dei tratti distintivi delle cellule tumorali, ovvero l’insieme di cambiamenti che consentono alle cellule cancerose di proliferare senza controllo, eludere i meccanismi di difesa dell’organismo e sopravvivere in condizioni ostili. Questo elenco, diventato un punto di riferimento per la ricerca oncologica, si è però ampliato nel tempo fino a diventare sempre più articolato.
Per fare chiarezza, Hanahan propone di collocare questi tratti all’interno di una visione più ampia, articolata in quattro dimensioni fondamentali. Accanto alle caratteristiche intrinseche delle cellule tumorali, emergono infatti altri tre fattori cruciali. Il secondo riguarda l’instabilità del genoma, che favorisce l’accumulo di mutazioni dannose e accelera l’evoluzione del tumore. Il terzo concerne la capacità del cancro di reclutare e manipolare cellule non tumorali – come quelle del sistema immunitario o del tessuto di supporto – piegandole a proprio vantaggio. Il quarto livello include infine i fattori sistemici dell’organismo, come l’invecchiamento, l’obesità e lo stato metabolico, che possono influenzare in modo determinante la crescita e l’aggressività della malattia.
“La premessa concettuale avanzata nel 2000 è rimasta sorprendentemente valida per 26 anni”, sottolinea Hanahan, evidenziando come questo aggiornamento possa restituire chiarezza a un campo diventato estremamente complesso.
Il nuovo modello non sostituisce le conoscenze accumulate, ma le riorganizza in una cornice più coerente, con potenziali ricadute importanti: ripensare lo sviluppo dei farmaci e delle strategie terapeutiche in chiave multidimensionale, per contrastare il cancro su più fronti contemporaneamente e migliorare l’efficacia delle cure.




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