
Consentirebbe migliore continuità delle cure, prevenzione delle complicanze e riduzione dei costi per il Ssn.
Oltre il 70% dei pazienti con ulcere cutanee croniche è affetto da patologie flebologiche e per questi pazienti i presidi elastocompressivi rappresentano il principale strumento terapeutico. È da questo dato che parte la richiesta di ridurre l’IVA su calze e tutori elastici al 4%, avanzata dall’Associazione per i diritti dei pazienti affetti da ulcere cutanee (Simitu).
"Ridurre l’IVA su calze e tutori elastici al 4% non è una misura agevolativa, ma una scelta di sanità pubblica", ha spiegato Fabrizio Pastena, rappresentante dell’associazione, intervenendo al convegno Flebolinfologia Oggi. Una misura che, secondo Simitu, inciderebbe direttamente sulla continuità delle cure, sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi complessivi del Servizio sanitario nazionale.
Un presidio essenziale, non un bene accessorio
Secondo Pastena, la calza elastica non può essere considerata un ausilio opzionale. "Per oltre il 70% dei pazienti con ulcere croniche la calza elastica rappresenta il presidio terapeutico principale", ha sottolineato, chiedendo che venga riconosciuta come dispositivo medico essenziale.
Il tema solleva una questione più ampia di coerenza delle politiche fiscali in sanità: trattare questi presidi come beni di consumo ordinari, soggetti a un’IVA più elevata, significa scaricare sui pazienti una parte rilevante del costo della terapia.
Il peso assistenziale sulle cure territoriali
L’impatto delle ulcere croniche non è solo clinico, ma organizzativo ed economico. "Circa il 20% del tempo lavorativo degli infermieri sul territorio è dedicato al trattamento delle ulcere degli arti inferiori", ha spiegato Pastena, con un’incidenza che arriva "a circa il 15% della spesa per il personale infermieristico".
Sul fronte dei costi diretti, circa il 50% della spesa è assorbito dai farmaci e il 30% dalle medicazioni avanzate, mentre la degenza ospedaliera incide per circa il 25% dei costi complessivi. A questi si sommano i costi indiretti, legati alle giornate lavorative perse.
Il rischio di rinuncia alle cure
Un passaggio centrale riguarda la dimensione sociale del problema. "L’età è un fattore di rischio, ma le ulcere colpiscono anche persone più giovani con diabete, flebopatie croniche o linfadenopatie", ha ricordato Pastena, sottolineando come spesso si tratti di pazienti in condizioni di fragilità economica.
"In questi casi, l’elevato costo dei presidi rende più probabile la rinuncia alle cure", ha aggiunto, con un peggioramento clinico che finisce per tradursi in maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale.
IVA e prevenzione: una questione di equità
"La riduzione dell’IVA al 4% è una misura di equità e di prevenzione", ha concluso Pastena, evidenziando come un accesso più sostenibile ai presidi possa ridurre complicanze, ricoveri e carico assistenziale.
Il tema apre una riflessione più ampia sulla coerenza delle politiche fiscali in sanità: se alcuni beni considerati essenziali per la salute pubblica beneficiano di aliquote agevolate, la tassazione dei presidi terapeutici indispensabili rischia di produrre un effetto paradossale, spostando i costi dal fisco al sistema sanitario e, soprattutto, sui pazienti.
Il tema della coerenza regolatoria
Il tema sollevato sui presidi elastocompressivi rimanda dunque a una questione più ampia, che non riguarda singole categorie di pazienti né misure agevolative in senso stretto. Il regime IVA applicabile ai dispositivi sanitari è definito a livello nazionale sulla base di classificazioni merceologiche e condizioni d’uso, ma non sempre intercetta in modo puntuale la funzione terapeutica e preventiva dei presidi impiegati nella gestione delle cronicità.
In un Servizio sanitario nazionale sempre più orientato alla presa in carico territoriale e alla prevenzione delle complicanze, il tema diventa quello dell’allineamento tra politiche fiscali e obiettivi di salute pubblica.
Presidi utilizzati in modo continuativo, indispensabili per garantire l’aderenza alle cure e ridurre il rischio di ricoveri o aggravamenti clinici, pongono un problema di valutazione sistemica, non di eccezione normativa.
La riflessione sull’IVA applicata a questi dispositivi apre una domanda di policy: se l’attuale impianto fiscale sia ancora adeguato a sostenere un modello di sanità centrato sulla gestione delle cronicità, sull’equità di accesso alle cure e sulla sostenibilità complessiva del sistema senza effetti controproducenti.
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