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Dall’instabilità istituzionale alle origini della vita: nuove evidenze sull’RNA autoreplicante

Ricerca Redazione DottNet | 16/02/2026 13:15

Tra tensioni istituzionali e avanzamenti fondamentali nella biologia molecolare, la scienza statunitense appare oggi attraversata da una duplice dinamica: vulnerabilità strutturale sul piano politico-amministrativo e, al contempo, straordinaria resilienza sul fronte della scoperta.

Mentre il sistema pubblico attraversa una fase critica, la ricerca di base continua a produrre risultati rilevanti. Nel 1993, studi guidati da Jack Szostak (oggi all’University of Chicago) e David Bartel del Massachusetts Institute of Technology avevano identificato molecole di RNA capaci di svolgere funzioni catalitiche fondamentali. Nel 2009, il gruppo di Gerald Joyce era riuscito a isolare due RNA in grado di sintetizzarsi reciprocamente.

Tuttavia, tali molecole risultavano troppo lunghe (150-200 basi) per ipotizzare un’origine spontanea nelle condizioni della Terra primordiale.

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Un recente lavoro coordinato da Edoardo Gianni e Philipp Holliger presso l’University of Cambridge ha sviluppato versioni molto più corte, circa 45 basi, capaci di copiare sé stesse in condizioni di congelamento.

Il ruolo del freddo nella chimica prebiotica

Gli esperimenti sono stati condotti a basse temperature per rallentare la degradazione dell’RNA. Durante il congelamento, l’acqua forma cristalli che concentrano nucleotidi e sali in microcanali liquidi, favorendo la sintesi. L’uso combinato di nucleotidi singoli e triplette fuse ha permesso ad alcune sequenze di rimanere cataliticamente attive mentre altre restavano in conformazione aperta, fungendo da stampo.

Il sistema ha dimostrato la capacità di sintetizzare filamenti complementari e di rigenerare la sequenza originale, anche se non è stato ancora osservato un ciclo completo e autonomo di replicazione continua.

Secondo Szostak, il passo successivo sarà rendere il processo sufficientemente efficiente da osservare cicli ripetuti di replicazione. Se ciò avvenisse, l’ipotesi di un “mondo a RNA” come origine della vita passerebbe da plausibile a altamente probabile.

Tra tensioni istituzionali e avanzamenti fondamentali nella biologia molecolare, la scienza statunitense appare oggi attraversata da una duplice dinamica: vulnerabilità strutturale sul piano politico-amministrativo e, al contempo, straordinaria resilienza sul fronte della scoperta.

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