
Via libera in commissione alla proroga dei medici ospedalieri fino a 72 anni e a 10 milioni per il fondo sui disturbi dell’alimentazione. Resta il tema della sostenibilità strutturale del sistema.
Le commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato l’emendamento del Governo al decreto Milleproroghe che consente il trattenimento in servizio, su base volontaria, dei medici ospedalieri fino ai 72 anni.
La misura si inserisce nel quadro delle proroghe già adottate negli ultimi anni per fronteggiare la carenza di personale, soprattutto nelle strutture più esposte e nei territori con maggiori difficoltà di reclutamento.
Secondo la sottosegretaria al Mef Sandra Savino, "la proroga degli incarichi ai medici e al personale sanitario in quiescenza fino al 31 dicembre 2026 è il risultato di un lavoro che ho seguito con determinazione, nella consapevolezza che il nostro Servizio sanitario nazionale non può permettersi interruzioni". La norma, ha aggiunto, "non è una misura tampone, ma un atto di responsabilità istituzionale".
La scelta viene presentata come strumento di continuità anche per ridurre le liste d’attesa. Resta però una realtà fattuale: il ricorso sistematico al prolungamento dell’età lavorativa segnala una difficoltà persistente nella programmazione del fabbisogno e nel ricambio generazionale.
Fondo disturbi dell’alimentazione: 10 milioni per il 2026
Sempre in sede di Milleproroghe è stato approvato anche un emendamento bipartisan che proroga l’operatività del Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione per il 2026, con una dotazione di 10 milioni di euro.
Il finanziamento arriva dal fondo per gli indennizzi da danni da vaccinazioni e trasfusioni. Durante il dibattito, la deputata Maria Cecilia Guerra (Pd) ha chiesto garanzie sulla capienza del fondo originario, affinché entrambe le finalità risultino adeguatamente coperte.
Il rifinanziamento rappresenta un segnale di attenzione verso un’area clinica che negli ultimi anni ha visto crescere domanda assistenziale e pressione sui servizi territoriali, soprattutto in età adolescenziale.
Continuità amministrativa o riforma strutturale?
Le due decisioni rappresentano, ognuna a suo modo, sintomi dello stesso problema. Da un lato si interviene per evitare vuoti immediati negli organici, trattenendo professionisti oltre l’età ordinaria. Dall’altro si prorogano fondi dedicati a specifiche aree di bisogno.
Il decreto Milleproroghe, per sua stessa natura - e come il nome dice più di ogni altra considerazione - fotografa l’urgenza più che la riforma. La questione aperta resta quella della programmazione di medio periodo: formazione, attrattività delle professioni sanitarie, integrazione tra ospedale e territorio.
Nel frattempo, il sistema viene tenuto in equilibrio attraverso strumenti che garantiscono continuità operativa. Il punto politico, più che tecnico, riguarda la capacità di superare la logia delle proroghe all’interno di una strategia strutturale e non gestendo le emergenze grazie a interventi di corto respiro.
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