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Carcinoma mammario, mortalità in flessione: a Udine la prima Consensus nazionale riunisce gli specialisti

Oncologia Redazione DottNet | 18/02/2026 12:49

Screening, terapie mirate e approccio multidisciplinare trainano la sopravvivenza. Al 23° “Focus sul carcinoma mammario” confronto tra oncologi, chirurghi e ricercatori da tutta Italia.

Si apre domani a Udine la 23ª edizione di “Focus sul carcinoma mammario”, appuntamento scientifico che da oltre vent’anni richiama clinici e ricercatori impegnati nella gestione del tumore della mammella. L’edizione 2026 segna un passaggio storico: per la prima volta il capoluogo friulano ospita la Consensus Conference nazionale dedicata alla patologia.

In Italia la mortalità per questa neoplasia – la più frequente tra le donne – continua a diminuire. Negli ultimi cinque anni i decessi si sono ridotti di circa il 6%, grazie alla diffusione dei programmi di diagnosi precoce e all’evoluzione delle strategie terapeutiche. Oggi la sopravvivenza netta a cinque anni supera l’88% su scala nazionale e oltrepassa il 95% nelle forme individuate in fase iniziale.

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«Ogni anno si registrano più di 53mila nuove diagnosi, circa 1.300 solo in Friuli Venezia Giulia», spiega Fabio Puglisi, professore ordinario all’Università di Udine e direttore dell’Oncologia Medica del CRO di Aviano. «I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia di percorsi sempre più integrati, fondati sulla collaborazione tra diverse competenze».

Tra i temi centrali del congresso figurano le innovazioni terapeutiche. Nelle forme precoci si è consolidato l’impiego degli inibitori di CDK4/6 associati alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva. «Parallelamente – sottolinea Lucia Del Mastro, dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova – cresce l’uso dei test genomici per selezionare le pazienti che possono evitare la chemioterapia adiuvante». Ampio spazio anche alla gestione degli effetti della deprivazione estrogenica, determinanti per l’aderenza ai trattamenti.

Nel setting metastatico avanzano i coniugati anticorpo-farmaco (ADC) e le terapie biologiche guidate da specifiche alterazioni molecolari, spesso individuate tramite biopsia liquida o analisi con Next Generation Sequencing.

Anche la chirurgia evolve verso modelli meno invasivi. «Nelle forme stadio I–II prevale l’approccio conservativo con radioterapia», evidenzia Samuele Massarut. Sempre più selettiva la gestione dell’ascella, con riduzione delle linfadenectomie.

La dimensione internazionale sarà affidata alla lectio magistralis di Giuseppe Curigliano, presidente eletto di European Society for Medical Oncology, che richiamerà l’attenzione sui 374mila nuovi casi annui in Europa e sull’importanza della ricerca clinica per sviluppare cure sempre più personalizzate.

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