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Fragilità e servizi frammentati: Schillaci rilancia sulle Case di comunità

Sanità pubblica Redazione DottNet | 19/02/2026 16:11

Dopo il rapporto sulle rinunce alle cure, il ministro riconosce la frammentazione territoriale e punta su Case di comunità e integrazione sociosanitaria.

Il sistema è sotto pressione e i dati raccontano di una crescita per ciò che riguarda rinunce alle cure, un aumento della spesa privata e un peso sempre maggiore sull’economia delle famiglie. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, non contesta la diagnosi. Anzi, rilancia rivendicando una “piena sintonia” tra l’analisi del rapporto “Sussidiarietà e… salute” e le linee di azione del Governo.

Il punto su cui insiste è la frammentazione territoriale: “c’è sicuramente un problema di frammentarietà dei servizi che non consente ancora una presa in carico dei pazienti sempre efficace, specialmente quando parliamo di cronicità”, ha infatti dichiarato intervenendo alla presentazione del rapporto.

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Il dato non è secondario. Perché proprio i pazienti cronici e fragili – quelli che attraversano più livelli di assistenza – sono i più esposti al rischio di discontinuità e, nei casi peggiori, di rinuncia alle cure.

La risposta: Case di comunità e Pnrr

La strategia di contrasto a questi rischi passa, secondo le parole del Ministro, dal rafforzamento dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr.

Nelle Case di comunità i cittadini devono trovare non solo prestazioni sanitarie ma risposte ai bisogni sociali grazie allintegrazione di più soggetti, incluso il Terzo settore”, ha spiegato Schillaci.

Non si parla solo di strutture, ma anche di rafforzamento del personale. Il ministro ha ricordato l’incremento delle risorse per “popolare le Case di comunità delle professionalità necessarie ai nuovi compiti”: 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni dal 2026. Parallelamente è stato avviato un confronto con le Regioni per definire la strategia di reclutamento.

L’obiettivo dichiarato è duplice: alleggerire la pressione sui pronto soccorso e costruire una presa in carico più centrata sulla persona, soprattutto per i pazienti fragili, attraverso punti unici di accesso e Centrali territoriali.

Non sarà più necessario ricorrere al pronto soccorso per tante situazioni cliniche che potranno essere affrontate sul territorio”, ha affermato.

Prevenzione e integrazione sociale

Un altro asse è quello della prevenzione. Nelle nuove strutture territoriali, secondo il ministro, dovrà essere possibile promuovere stili di vita corretti, adesione agli screening oncologici e campagne vaccinali, anche con il coinvolgimento del Terzo settore.

È una risposta indiretta a uno dei dati più critici emersi dal rapporto: la difficoltà di accesso colpisce in modo sproporzionato le fasce più fragili, con rinunce alle cure che superano il 20% nei gruppi socialmente svantaggiati.

Il tema dellaccreditamento

Schillaci ha richiamato anche la legge delega su assistenza ospedaliera e territoriale, che interviene sull’accreditamento con “regole condivise e uniformi” e con l’obiettivo dichiarato di ridurre la burocrazia.

Qui si gioca una parte delicata dell’equilibrio tra pubblico e privato, soprattutto in un contesto in cui la spesa out-of-pocket è ormai al 24% del totale e continua a crescere.

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