
A partire dal 2027 anche per i medici ospedalieri l’età per raggiungere la pensione di vecchiaia aumenta di un mese, e di altri due nel 2028.
Alla fine, nonostante i proclami precedenti, le esigenze economiche hanno avuto la meglio e la stretta sulle pensioni è arrivata. A partire dal 2027 anche per i medici ospedalieri l’età per raggiungere la pensione di vecchiaia aumenta di un mese, e di altri due nel 2028. Allo stesso modo e con la stessa cadenza, aumenta anche l’anzianità contributiva necessaria per conseguire il pensionamento anticipato.
Intanto, quindi, nessuna paura per chi in pensione sta già per andarci. Nel 2026 infatti non cambia nulla: a 67 anni di età e 20 anni di contributi si acquisisce il diritto alla pensione di vecchiaia, mentre la pensione anticipata richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a cui bisogna aggiungere tre mesi di attesa ulteriore (la cosiddetta “finestra mobile”).
Nel 2027 l’età per la vecchiaia passa a 67 anni e 1 mese e l’anzianità contributiva per l’anticipata a 42 anni e 11 mesi (un anno in meno per le donne). Nel 2028 si arriva a 67 anni e 3 mesi per la vecchiaia e 43 anni e 1 mese di contributi per l’anticipata. E all’orizzonte (ma queste non sono ancora cifre ufficiali) ci potrebbe essere un ulteriore aumento di tre mesi nel 2029, secondo le recenti stime della Ragioneria Generale dello Stato.
Questi incrementi dei requisiti si applicano anche a tutti coloro che, per tagliare i tempi del proprio pensionamento, utilizzano altri meccanismi, come può essere quello del cumulo gratuito dei contributi. In questo modo, ad esempio, i medici possono conteggiare nell’anzianità contributiva tutti i periodi di contribuzione Enpam successivi all’iscrizione all’Albo. Aggiungendo il riscatto degli anni di laurea, se non si è conseguito il titolo con eccessivo ritardo, si possono raggiungere i 43 anni di contributi anche intorno ai 62 anni di età, e le donne possono tagliare il traguardo anche un anno prima.
Certo, trattandosi ormai di trattamenti in larga parte contributivi, se si va in pensione troppo presto, il rischio è quello di trovarsi di fronte una pensione economicamente inadeguata. Ma i medici hanno normalmente la possibilità di integrarla continuando a svolgere la loro attività, magari in forma ridotta, con un lavoro autonomo o dipendente, da cui trarre in futuro anche un supplemento di pensione.
Sul versante dei medici convenzionati o liberi professionisti, non ci sono novità di rilievo. La Fondazione Enpam ha per ora escluso ogni variazione dei requisiti per il pensionamento, che rimangono quindi fissati a 68 anni di età per la vecchiaia e a 62 anni di età con 35 anni di contributi per l’anticipata. In pratica, a partire dai 62/63 anni di età la maggior parte dei medici, nonostante le più recenti decisioni, ha la possibilità di articolare il suo impegno professionale secondo i propri desideri; e l’esperienza ci dice che non sono molti quelli che decidono di appendere definitivamente il camice al chiodo una volta acquisito il diritto a pensione.
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