
Rara malformazione respiratoria trattata in utero alla 28ª settimana: la bambina è nata alla 36ª senza complicanze
Una patologia che si manifesta in pochissimi casi ogni 10 mila gravidanze e che, nelle forme più severe, può mettere a rischio la vita del feto già durante la gestazione. È il sequestro polmonare, malformazione congenita dell’apparato respiratorio affrontata nelle scorse settimane presso il Policlinico di Milano con un intervento di chirurgia fetale mini-invasiva.
La paziente, alla 28ª settimana di gravidanza, era stata inviata dalla Puglia al centro milanese dopo che gli specialisti locali avevano individuato un’anomalia nello sviluppo di uno dei polmoni della bambina. Gli approfondimenti effettuati dall’équipe di Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale hanno confermato la presenza di un sequestro polmonare: una porzione di tessuto polmonare che si sviluppa in modo anomalo e riceve sangue da un vaso aberrante proveniente dall’aorta discendente fetale.
Il rischio: compressione degli organi e scompenso cardiaco
Questa massa, pur essendo benigna, può crescere rapidamente e comprimere il polmone sano e le strutture circostanti, sottraendo flusso sanguigno al resto dell’organismo fetale. Nei casi più critici si può arrivare a segni di insufficienza cardiaca e circolatoria, principale fattore di rischio di morte intrauterina.
Nel caso trattato a Milano, l’aumento volumetrico della lesione aveva già determinato accumulo di liquido a livello pleurico e addominale. Attendere il termine della gravidanza avrebbe esposto il feto a rischi elevati, rendendo necessario un intervento prenatale per interrompere l’apporto ematico anomalo.
Laser in utero per “spegnere” il vaso anomalo
La procedura è stata eseguita pochi giorni dopo la diagnosi, ancora alla 28ª settimana. Sotto guida ecografica, il chirurgo ha introdotto attraverso l’addome materno un ago sottilissimo fino al feto, veicolando una fibra laser utilizzata per coagulare il vaso responsabile dell’irrorazione patologica.
L’intervento, della durata di circa 30 minuti, è stato effettuato in anestesia locale per la madre, mentre alla piccola sono stati somministrati farmaci anestetici per via intramuscolare al fine di garantire l’immobilità durante la procedura. Fondamentale il coordinamento tra chirurghi, anestesisti, personale di sala e neonatologi, pronti a intervenire in caso di parto anticipato.
L’esito positivo ha consentito alla gravidanza di proseguire regolarmente a domicilio. Nelle settimane successive la massa si è progressivamente ridotta fino al parto, avvenuto con taglio cesareo alla 36ª settimana per presentazione podalica. La neonata, chiamata simbolicamente Carola, non ha presentato complicanze legate alla prematurità e non ha richiesto ulteriori interventi.
Centro di riferimento nazionale per la chirurgia fetale
«Il trattamento in utero ha permesso di favorire la maturazione polmonare e di posticipare il parto in condizioni di maggiore sicurezza», spiega Nicola Persico, direttore della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale del Policlinico. La decisione è stata condivisa con neonatologi, anestesisti e chirurghi pediatrici per pianificare ogni possibile scenario.
In 12 anni il Policlinico ha eseguito oltre 600 interventi di chirurgia prenatale per diverse patologie fetali, di cui 10 casi analoghi di sequestro polmonare trattati in utero. Numeri che collocano l’ospedale tra i centri con maggiore esperienza a livello nazionale e tra i più rilevanti in ambito internazionale.
Il progresso tecnologico ha avuto un ruolo determinante. «Il miglioramento della risoluzione ecografica consente oggi di identificare con precisione i vasi anomali e intervenire con maggiore accuratezza e sicurezza», sottolinea Persico.
Per Ernesto Leva, direttore dell’Area Materno-Infantile, l’integrazione multidisciplinare e la disponibilità di strumentazione avanzata rappresentano elementi chiave per affrontare patologie rare e complesse già durante la gestazione, offrendo percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati per madre e bambino.
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