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Dispositivi medici, Consulta sul contributo dello 0,75%

Aziende Redazione DottNet | 02/03/2026 13:09

Dispositivi medici, il Consiglio di Stato rimette alla Consulta il contributo dello 0,75% sul fatturato SSN. In gioco carico fiscale ed equilibrio del sistema.

Il Consiglio di Stato ha rimesso alla Corte Costituzionale la valutazione sulla legittimità del contributo aggiuntivo dello 0,75% applicato al fatturato delle imprese dei dispositivi medici derivante dalle vendite al Servizio sanitario nazionale. Una decisione che riapre un fronte sensibile per un comparto già sottoposto a diversi meccanismi di prelievo.

Con le ordinanze n. 1588 e 1589 del 28 febbraio, i giudici amministrativi hanno ritenuto "rilevanti e non manifestamente infondate" le questioni sollevate da oltre cento imprese aderenti a Conflavoro PMI Sanità, sospendendo i giudizi di appello contro le sentenze del Tar del Lazio e rimettendo gli atti alla Consulta.

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Perché il Consiglio di Stato ha rimesso la questione alla Consulta

La norma contestata era stata introdotta nell’estate del 2022 e aveva subito incontrato l’opposizione delle aziende del settore. A fine 2024 il Tar del Lazio ne aveva confermato la legittimità, ma il Consiglio di Stato ha ora ritenuto necessario un vaglio costituzionale.

Nel dispositivo si sottolinea come la misura si inserisca in un quadro già articolato di prelievi. "La stratificazione di forme di prelievo patrimoniale, vuoi di indole tributaria, vuoi di matrice solidaristica, oltre a tradire la disorganicità di un disegno legislativo unificato solo da una logica di recupero di risorse economiche a carico di una ristretta categoria di operatori economici, non può non generare un effetto cumulativo che trascende il peso economico della singola misura".

I giudici richiamano quindi la necessità di valutare l’ultimo contributo "in sede di verifica della coerenza con la capacità contributiva di imprese già attinte da altri tributi". È su questo profilo che si concentrerà ora l’esame della Corte Costituzionale.

Il quadro dei prelievi nel settore dei dispositivi medici

Il contributo dello 0,75% non è l’unico strumento che incide sul comparto dei dispositivi medici. Negli ultimi anni il settore è stato interessato dal meccanismo del payback, che impone alle imprese di concorrere alla copertura degli sforamenti di spesa regionali, oltre ad altri contributi specifici.

È proprio la coesistenza di questi strumenti a essere messa in discussione sotto il profilo della proporzionalità e della capacità contributiva. Secondo il Consiglio di Stato, l’effetto cumulativo delle diverse misure deve essere valutato nel suo insieme e non solo nella dimensione del singolo prelievo.

Il tema non riguarda soltanto la legittimità formale, ma la coerenza complessiva del sistema di finanziamento applicato a una categoria ristretta di operatori economici che svolge un ruolo strategico nella filiera sanitaria.

Le reazioni delle imprese e il peso industriale del comparto

"Si tratta di un passaggio fondamentale per il comparto", ha dichiarato il presidente di Conflavoro PMI Sanità, Gennaro Broya de Lucia, esprimendo apprezzamento per una decisione che, a suo avviso, riconosce la complessità del quadro normativo a carico del settore.

Le imprese dei dispositivi medici rappresentano un segmento rilevante dell’industria sanitaria italiana, con un ruolo chiave nell’innovazione tecnologica, nella diagnostica e nella gestione dei percorsi di cura. Il confronto sul contributo dello 0,75% si inserisce quindi in un equilibrio delicato tra esigenze di contenimento della spesa pubblica e sostenibilità industriale.

Dispositivi medici e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

Il rinvio alla Corte Costituzionale non determina effetti immediati sul piano operativo, ma apre una fase di incertezza regolatoria che potrebbe avere riflessi più ampi. Se la Consulta dovesse ritenere il contributo non coerente con i principi costituzionali, si porrebbe la questione di come riorganizzare il sistema di prelievo nel settore dei dispositivi medici.

Il punto centrale resta l’equilibrio tra il finanziamento del Servizio sanitario nazionale e la tenuta economica di un comparto chiamato a garantire innovazione e continuità delle forniture. La decisione del Consiglio di Stato riporta al centro il tema della coerenza complessiva delle politiche fiscali applicate ai dispositivi medici, in un contesto in cui le esigenze di bilancio si intrecciano con la qualità e la sicurezza delle cure.

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