
Tre studi di Cergas SDA Bocconi presentati da Clariane Italia indicano le priorità per affrontare l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle cronicità e la carenza di personale sanitario.
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la progressiva riduzione della forza lavoro rappresentano alcune delle principali sfide che il Servizio sanitario nazionale dovrà affrontare nei prossimi decenni. A delineare possibili strategie per rafforzare la sostenibilità del sistema sono tre ricerche realizzate dal Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della SDA Bocconi e presentate nel corso di un convegno promosso da Clariane Italia a Roma.
L’incontro, ospitato a Palazzo Farnese – sede dell’Ambasciata di Francia in Italia – ha riunito rappresentanti istituzionali, professionisti sanitari, esperti di management e organizzazioni del settore per discutere possibili modelli organizzativi e tecnologici in grado di rispondere alle trasformazioni demografiche e socio-economiche in atto.
Pressione demografica e crescita delle cronicità
Secondo le analisi presentate, il Servizio sanitario nazionale si trova di fronte a una criticità strutturale legata al cosiddetto “deserto demografico”. Attualmente gli over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione e le proiezioni indicano che entro il 2050 la forza lavoro potenziale potrebbe ridursi del 30%.
Parallelamente cresce il peso delle patologie croniche, che già oggi assorbono circa il 70% della spesa sanitaria complessiva. Questo scenario determina una crescente pressione sulle risorse pubbliche e contribuisce all’aumento della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini.
In Italia, infatti, oltre il 25% della spesa sanitaria complessiva – pari a circa 50 miliardi di euro – è attualmente coperta dalle famiglie attraverso pagamenti diretti o tramite assicurazioni sanitarie.
Ripensare i modelli organizzativi della sanità
Le ricerche sottolineano la necessità di superare modelli organizzativi basati su standard rigidi e su una regolazione centrata principalmente sulla presenza fisica del personale sanitario.
Secondo gli esperti, il sistema dovrebbe evolvere verso una gestione orientata agli esiti di salute, con una redistribuzione più efficiente delle competenze tra i professionisti. In questo contesto diventano centrali strategie di task shifting e una revisione dello skill mix, cioè una diversa organizzazione delle attività tra medici, infermieri e altre figure professionali.
Tra le proposte emerse vi è anche una maggiore valorizzazione di profili intermedi dell’assistenza sanitaria, come gli assistenti infermieristici, per garantire continuità assistenziale e migliorare l’efficienza del sistema.
Il ruolo della tecnologia nella sostenibilità del sistema
Un elemento chiave per affrontare la carenza di personale e migliorare l’organizzazione dei servizi è rappresentato dall’innovazione tecnologica. Strumenti come intelligenza artificiale, telemedicina e fascicolo sanitario elettronico di nuova generazione possono contribuire a ridisegnare i percorsi assistenziali.
Queste tecnologie permettono infatti di automatizzare parte delle attività amministrative e di supportare i professionisti sanitari nei processi decisionali, liberando tempo da dedicare alle attività cliniche e alla relazione con il paziente.
L’obiettivo non è sostituire il personale sanitario, ma rendere più efficiente l’utilizzo delle competenze disponibili e migliorare la continuità delle cure, anche attraverso sistemi di monitoraggio remoto e piattaforme digitali integrate.
Integrazione tra risorse pubbliche e private
Un ulteriore tema emerso nel confronto riguarda il finanziamento del sistema sanitario. L’attuale modello, caratterizzato da una crescente quota di spesa privata sostenuta direttamente dai cittadini, richiede secondo gli esperti una gestione più strutturata dell’integrazione tra pubblico e privato.
La proposta indicata dagli studi è quella di favorire forme di “pooling” delle risorse, cioè una maggiore integrazione tra finanziamenti pubblici e strumenti di sanità integrativa, mantenendo però una governance centrale del Servizio sanitario nazionale.
In questo quadro, il privato accreditato potrebbe svolgere un ruolo complementare al sistema pubblico, contribuendo a garantire accesso ai servizi e sostenibilità economica.
Secondo gli analisti coinvolti nello studio, il futuro del SSN dipenderà non solo dall’entità delle risorse disponibili, ma soprattutto dalla capacità di allocarle in modo più efficiente, coerentemente con i bisogni sanitari di una popolazione sempre più longeva.
L’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti richiama l’attenzione sul prolungato blocco dei rinnovi contrattuali nella sanità privata. Che rischia di produrre effetti sull’equilibrio complessivo del sistema sanitario.
Parere favorevole delle Regioni al Registro unico dei dispositivi medici impiantabili. Monitoraggio clinico e tracciabilità su base nazionale.
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