
Alla InterSystems Italian Healthcare Conference confronto tra manager sanitari e regioni: senza dati interoperabili, governance e coinvolgimento dei clinici, l’AI rischia di restare una promessa.
Come trasformare la grande quantità di dati sanitari disponibili in valore clinico e organizzativo attraverso l’intelligenza artificiale? È la domanda che ha attraversato la InterSystems Italian Healthcare Conference 2026, che ha riunito a Milano oltre 200 rappresentanti del sistema sanitario tra direttori generali, CIO, clinici e responsabili regionali.
Il punto emerso con maggiore chiarezza è che l’intelligenza artificiale non rappresenta il vero ostacolo all’innovazione del sistema sanitario. Il problema principale risiede infatti nella qualità, nella standardizzazione e nella governance dei dati.
Ad aprire il confronto è stato Nico Bondi, Country Manager di InterSystems Italia, con una provocazione che sintetizza bene il problema: "Un terzo della visita medica non è visita". Secondo Bondi, il tempo dei professionisti sanitari è oggi assorbito in larga parte da attività amministrative e dalla gestione di sistemi informativi che non dialogano tra loro.
"Quando un algoritmo suggerisce una diagnosi o un percorso terapeutico – ha spiegato – il medico deve poter verificare da dove arriva quell’informazione e quanto è affidabile. Senza questa fiducia nel dato, l’AI resta un esercizio teorico".
Un sistema digitale ancora frammentato
La fotografia del sistema sanitario italiano mostra progressi importanti sul piano tecnologico, ma anche criticità strutturali. L’adozione di standard internazionali e piattaforme di interoperabilità è in crescita, ma resta forte la frammentazione dei sistemi informativi tra strutture, territori e livelli amministrativi.
Nel suo intervento, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha richiamato la necessità di collocare la trasformazione digitale all’interno di una strategia di sistema.
"Infrastrutture digitali, competenze e governance dei dati sono condizioni imprescindibili per rendere l’intelligenza artificiale realmente utile al Servizio sanitario nazionale", ha osservato Cartabellotta, sottolineando il rischio che il divario tra innovazione tecnologica e benefici concreti per i cittadini possa ampliarsi in assenza di una visione strategica.
La questione della governance dei dati sanitari
Nel dibattito tra manager sanitari e rappresentanti regionali è emerso con chiarezza che l’interoperabilità non è solo una questione tecnologica, ma soprattutto un problema di governance.
"L’interoperabilità è prima di tutto un problema organizzativo", ha spiegato Lorenzo Gubian, direttore generale di ARIA Regione Lombardia. "Significa mettersi d’accordo su come codificare i dati e su quali regole devono seguire i sistemi informativi per dialogare tra loro".
Un concetto ribadito anche da Pietro Pacini, direttore generale di CSI Piemonte: "La tecnologia esiste già. Quello che manca spesso è una cultura della gestione del dato e una capacità di governo dei sistemi informativi".
L’impatto dell’European Health Data Space
L’European Health Data Space rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione della sanità europea nei prossimi anni. Il progetto punta a rendere i dati sanitari interoperabili, riutilizzabili e accessibili in modo sicuro per finalità cliniche, di ricerca e di programmazione sanitaria.
Secondo Claudio Saccavini, Managing Director di IHE Catalyst, il passaggio all’EHDS richiederà scelte strategiche non rinviabili. "L’interoperabilità è anche un problema di mercato. Servono standard chiari, regole condivise e un modello sostenibile per la gestione dei dati sanitari".
L’AI può restituire tempo alla cura
Tra i messaggi più concreti emersi dal confronto vi è il potenziale dell’intelligenza artificiale nel ridurre il carico burocratico che grava sui professionisti sanitari.
Molti interventi hanno sottolineato come strumenti digitali evoluti possano contribuire a strutturare automaticamente le informazioni cliniche, facilitare l’accesso alla storia del paziente e supportare il processo decisionale.
"Non possiamo chiedere ai professionisti di raccogliere dati che non hanno utilità clinica", ha osservato Salvatore Urso, referente ICT della Regione Emilia-Romagna. "Il coinvolgimento dei clinici è fondamentale per costruire sistemi realmente utili alla pratica sanitaria".
Dati di qualità per un sistema sanitario data-driven
Il confronto tra istituzioni, manager sanitari e innovatori digitali ha ribadito un messaggio condiviso: l’intelligenza artificiale amplifica il valore dei dati, ma non può sostituirne la qualità.
Le prossime scadenze legate al PNRR e all’implementazione dell’European Health Data Space rappresentano un passaggio decisivo per trasformare questa visione in un sistema sanitario realmente interoperabile e data-driven.
L’obiettivo, come è emerso più volte nel corso della conferenza, non è sostituire il lavoro dei professionisti sanitari, ma mettere la tecnologia al servizio della cura, riducendo il peso della burocrazia e restituendo tempo alla relazione tra medico e paziente.
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