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Alzheimer, nuovi dati sul lecanemab al congresso AD/PD 2026

Neurologia Redazione DottNet | 17/03/2026 10:23

Al meeting internazionale di Copenaghen saranno presentate evidenze su sicurezza ed efficacia a lungo termine dell’anticorpo anti-amiloide nella pratica clinica reale.

Nuove evidenze sul trattamento della Malattia di Alzheimer saranno presentate nel corso della International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases and Related Neurological Disorders 2026 (AD/PD™ 2026), in programma dal 17 al 21 marzo a Copenaghen.

L’azienda farmaceutica Eisai ha annunciato la presentazione di nuovi dati relativi a Lecanemab (LEQEMBI®), anticorpo monoclonale sviluppato per colpire le protofibrille di beta-amiloide, una delle principali componenti coinvolte nei processi neurodegenerativi.

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Evidenze sul trattamento a lungo termine

I risultati saranno illustrati attraverso sei contributi scientifici, tra cui tre presentazioni orali e un simposio dedicato. L’attenzione si concentrerà in particolare sulle evidenze provenienti dalla pratica clinica reale, con l’obiettivo di approfondire il profilo di efficacia e sicurezza del trattamento nel lungo periodo.

Tra i dati attesi figurano quelli derivanti da una sotto-analisi dello studio multicentrico retrospettivo statunitense LEADER, focalizzata sui pazienti omozigoti per il gene APOE4, una popolazione geneticamente associata a un rischio più elevato di sviluppare la malattia.

Terapie anti-amiloide e prospettive cliniche

Il lecanemab rientra nella classe dei trattamenti anti-amiloide, strategie terapeutiche mirate a ridurre l’accumulo di proteine tossiche nel cervello e a rallentare la progressione del declino cognitivo.

La presentazione di nuovi dati in contesti scientifici internazionali come AD/PD rappresenta un passaggio importante per comprendere il ruolo di queste terapie nella gestione della patologia neurodegenerativa e per valutarne l’integrazione nella pratica clinica.

L’aggiornamento sulle evidenze a lungo termine potrà contribuire a definire meglio i benefici e i possibili rischi del trattamento, soprattutto nei sottogruppi di pazienti con specifiche caratteristiche genetiche.

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