
Un’app innovativa promuove l’uso consapevole dello smartphone tra gli studenti, con possibili benefici su apprendimento, salute psicofisica e qualità della vita universitaria
Nell’era dell’iperconnessione, in cui l’attenzione è diventata una risorsa sempre più limitata, cresce l’interesse verso strategie capaci di favorire un rapporto più equilibrato con le tecnologie digitali. In questa direzione si colloca l’iniziativa dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che ha introdotto LockBox, un’applicazione progettata per incentivare la cosiddetta “disconnessione attiva” all’interno del contesto accademico.
L’utilizzo intensivo dello smartphone rappresenta oggi una realtà consolidata: in media si trascorrono circa tre ore al giorno sul dispositivo, con accessi frequenti e frammentati.
L’obiettivo del progetto è promuovere una gestione più consapevole del tempo digitale senza ricorrere a restrizioni imposte. Attraverso meccanismi motivazionali e dinamiche collaborative, l’app consente agli studenti di sospendere volontariamente le notifiche e monitorare i propri progressi, favorendo autonomia e responsabilizzazione. L’iniziativa è supportata anche da un sistema di gamification che introduce premi e classifiche, stimolando una competizione positiva orientata al miglioramento del benessere.
L’implementazione coinvolge in modo strutturale l’intero campus, con oltre cento postazioni dedicate all’attivazione del servizio. Questo approccio mira a integrare l’uso della tecnologia con il modello educativo dell’Ateneo, che valorizza la didattica esperienziale e la relazione diretta tra docenti e studenti. In tale prospettiva, la qualità dell’apprendimento viene considerata strettamente connessa alla capacità di mantenere livelli adeguati di attenzione e coinvolgimento.
Dal punto di vista scientifico, la letteratura evidenzia come l’iperconnessione possa contribuire all’aumento dello stress, all’alterazione dei ritmi sonno-veglia e a difficoltà nei processi di memoria e apprendimento. Interventi mirati a favorire pause digitali consapevoli possono quindi assumere anche una valenza preventiva in termini di salute pubblica.
Il progetto nasce da un’idea sviluppata in ambito di ricerca sul benessere digitale, con l’intento di trasformare la disconnessione da rinuncia a scelta attiva. In questo senso, iniziative di questo tipo potrebbero rappresentare un investimento strategico non solo sulla performance accademica, ma anche sulla costruzione di competenze relazionali e sulla resilienza delle nuove generazioni.
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