
Senza vitamina D aumentano eventi cardiovascolari e ricoveri, soprattutto negli uomini. Uno studio riaccende il dibattito sull’uso del calcio nei pazienti cardiopatici
Assumere supplementi per rafforzare le ossa può sembrare una scelta sicura, ma non sempre lo è per il cuore. Gli integratori a base esclusivamente di calcio, se utilizzati senza vitamina D, possono infatti aumentare il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti con patologie cardiache. A dirlo è un ampio studio internazionale che invita a riconsiderare modalità e indicazioni dell’integrazione, soprattutto in ambito clinico.
Le evidenze
La ricerca, pubblicata sul Journal of the American Heart Association, è stata coordinata da Ching-Lung Cheung dell’Università di Hong Kong ed ha analizzato i dati di circa 35.000 persone con disturbi cardiovascolari.
I risultati mostrano che negli uomini che assumevano integratori di solo calcio si registra un aumento del 21% del rischio di eventi avversi, tra cui infarto e ictus. Un dato che riapre il confronto sull’opportunità di prescrivere questi supplementi nei soggetti cardiopatici, soprattutto in assenza di un’attenta valutazione del profilo di rischio.
Ricoveri in aumento e differenze tra uomini e donne
Non solo eventi acuti. Lo studio evidenzia anche un incremento delle ospedalizzazioni tra chi assume esclusivamente calcio: +16% negli uomini e +7% nelle donne. Un divario che sottolinea come l’impatto dell’integrazione non sia uniforme tra i sessi.
"I dati indicano che l’integrazione a base di calcio ha effetti significativamente diversi tra uomini e donne", spiegano gli autori, richiamando l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nella pratica clinica.
Il ruolo protettivo della vitamina D
Il quadro cambia quando al calcio viene associata la vitamina D. La combinazione dei due nutrienti, secondo i ricercatori, è in grado di neutralizzare o ridurre i rischi cardiovascolari osservati con la monoterapia a base di calcio.
"L’aggiunta di vitamina D modifica il metabolismo e l’assorbimento del calcio, mitigando i possibili pericoli per il cuore", sottolinea lo studio. Un risultato che rafforza l’idea di un’integrazione più bilanciata e personalizzata, soprattutto nei pazienti fragili.
Dal cibo nessun rischio per il cuore
Un altro dato rilevante riguarda la fonte del calcio. L’assunzione attraverso l’alimentazione – latte e derivati, verdure a foglia verde, acque minerali – non è associata a un aumento del rischio cardiovascolare.
Il motivo è legato alla diversa modalità di assorbimento: "Il cibo non provoca una rapida e improvvisa impennata dei livelli di calcio nel sangue, come può accadere con gli integratori", osservano gli esperti. Un elemento che rafforza il ruolo della dieta come prima strategia per garantire un apporto adeguato del minerale.
Integrazione: attenzione alle indicazioni
I risultati dello studio non mettono in discussione l’utilità del calcio in assoluto, ma richiamano alla prudenza. Nei pazienti con malattie cardiovascolari, in particolare, l’integrazione andrebbe valutata caso per caso, evitando il fai da te e privilegiando formulazioni complete.
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