
L’idea che si possa convivere con l’obesità senza conseguenze cliniche è sempre più smentita dalle evidenze scientifiche. Un ampio studio condotto dall’Imperial College London e diffuso dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) dimostra che anche in assenza di diabete, ipertensione o dislipidemia, l’eccesso di peso si associa a un incremento significativo del rischio cardiovascolare, fino al 60% in più rispetto ai soggetti normopeso.
L’analisi, basata sui dati della UK Biobank e su un follow-up di 13 anni che ha coinvolto oltre 157mila individui, evidenzia un aumento rilevante delle malattie cardiovascolari aterosclerotiche: +46% negli uomini e +34% nelle donne. Ancora più marcato il rischio di insufficienza cardiaca, che cresce rispettivamente del 63% e del 69%. Non solo: il pericolo di sviluppare patologie epatiche metaboliche aumenta fino a oltre tre volte, soprattutto nella popolazione femminile.
Secondo gli esperti, l’assenza di alterazioni metaboliche rappresenta spesso una fase transitoria. Il tessuto adiposo, in particolare quello viscerale, agisce infatti come un organo metabolicamente attivo, favorendo uno stato infiammatorio cronico di basso grado che contribuisce al danno vascolare. La proteina C-reattiva, marker di infiammazione, può spiegare fino al 48% del rischio cardiovascolare nelle donne con obesità apparentemente “sana”.
Un ulteriore elemento emerso riguarda le differenze di genere. Nelle donne l’impatto dell’obesità appare più severo, soprattutto in presenza di accumulo adiposo addominale. Anche con un indice di massa corporea nei limiti, una circonferenza vita elevata rappresenta un indicatore prognostico sfavorevole, suggerendo che la distribuzione del grasso sia un fattore determinante quanto il peso totale.
Il rischio aumenta progressivamente con la severità dell’obesità e con l’eventuale comparsa di alterazioni metaboliche, che possono raddoppiare la probabilità di eventi avversi come infarto, ictus o insufficienza renale.
Le implicazioni riguardano anche l’età pediatrica. Evidenze recenti indicano che l’obesità infantile, anche in assenza di segni metabolici evidenti, è associata a un aumento significativo del rischio cardiometabolico precoce. I bambini con obesità presentano probabilità più elevate di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione e dislipidemia già in giovane età, perdendo rapidamente lo status di apparente “salute metabolica”.
Alla luce di questi dati, gli specialisti sottolineano l’urgenza di un approccio precoce e proattivo. L’obesità deve essere considerata una patologia cronica da trattare tempestivamente, senza attendere la comparsa di complicanze. Intervenire su stile di vita e terapie disponibili rappresenta una strategia fondamentale per ridurre il carico di malattia e prevenire esiti clinici sfavorevoli.




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