
Più di tre infermieri su quattro lavorano oltre l’orario previsto, spesso per gestire incombenze burocratiche oltre all’attività clinica. È quanto emerge dall’indagine "Vita da infermiere", realizzata dal Centro studi del sindacato Nursind su oltre 3mila professionisti tra infermieri, ostetriche e operatori socio-sanitari.
Secondo la survey, il 76,8% degli intervistati dichiara di svolgere regolarmente ore aggiuntive. Solo il 23,3% ritiene adeguati i dispositivi di protezione individuale, mentre oltre il 70% riferisce di sentirsi spesso o sempre emotivamente esausto.
Numeri che fotografano un disagio diffuso ma che, allo stesso tempo, sembrano ormai inserirsi in una sorta di normalità permanente del Servizio sanitario nazionale. Ed è forse proprio questo l’aspetto più problematico: il fatto che dati di questo tipo non vengano più percepiti come eccezionali, ma come l’ennesima conferma di criticità ormai strutturali.
"Lo studio è nato con l’obiettivo di indagare il livello di benessere lavorativo degli operatori sanitari", spiega Donato Cosi. "Un benessere che, numeri alla mano, purtroppo è un obiettivo ancora lontano da raggiungere".
Scarsa valorizzazione e timore di segnalare errori
L’indagine evidenzia anche una forte insoddisfazione rispetto al riconoscimento professionale. L’80,2% degli operatori si sente poco o per nulla valorizzato, mentre il 63% ritiene che le proprie competenze siano sfruttate solo in parte. A questo si aggiunge un clima organizzativo percepito spesso come fragile: il 42% teme possibili ritorsioni nel caso di segnalazioni di errori o criticità interne, mentre oltre la metà degli intervistati dichiara difficoltà nel mantenere un equilibrio tra lavoro e vita privata.
Per Andrea Bottega il quadro conferma problemi ormai cronici. "Non ci ha meravigliato l’ultimo dato Ocse che attesta una carenza infermieristica italiana del 20% rispetto alla media Ue", osserva. "È una realtà che conosciamo dall’interno e che denunciamo da sempre".
"Ci è sembrato giusto celebrare questa giornata mostrando a tutti qual è la condizione di lavoro degli infermieri", aggiunge Bottega. "Un quadro che pesa non poco, assieme agli stipendi bassi, sul sempre minore appeal della professione".
Il rischio per il SSN
Il tema, infatti, non riguarda soltanto il benessere dei professionisti già in servizio. Sullo sfondo resta la difficoltà crescente di rendere attrattiva la professione infermieristica per le nuove generazioni, in un contesto in cui il sistema sanitario continua a confrontarsi con carenze di personale sempre più evidenti.
Ed è probabilmente questo il dato che emerge con maggiore forza dalla survey: la trasformazione di un’emergenza in una condizione stabile, che il sistema sembra ormai registrare con una sorta di assuefazione collettiva.




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