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Sanità territoriale, lo SMI al Senato: “Serve una riforma strutturale per salvare il SSN”

Sindacato

Superare il principio di invarianza finanziaria, rivedere l’organizzazione della medicina generale e rafforzare l’assistenza territoriale. Sono alcune delle richieste avanzate dal Sindacato Medici Italiani (SMI) durante l’audizione presso la 10ª Commissione del Senato sul Disegno di legge 1825 dedicato alla riorganizzazione e al potenziamento dell’assistenza sanitaria.

Nel corso dell’incontro, la delegazione composta da Pina Onotri, segretario generale SMI, e Maurizio Lucarelli della Direzione nazionale del sindacato ha illustrato una serie di proposte correttive considerate necessarie per affrontare la crisi organizzativa e professionale che interessa il Servizio sanitario nazionale.

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Stop al “Ruolo Unico” e revisione del DM 70

Tra i punti principali presentati dal sindacato figura la richiesta di abrogare il Ruolo Unico della medicina generale, ritenuto poco funzionale rispetto alle reali esigenze del territorio e della professione medica.

Secondo lo SMI, sarebbe inoltre indispensabile una revisione del Decreto ministeriale 70/2015, il provvedimento che ha ridefinito negli anni la rete ospedaliera italiana. Per il sindacato, i modelli organizzativi introdotti hanno contribuito a creare squilibri tra ospedale e territorio, aggravando le difficoltà di accesso alle cure e la carenza di personale.

Formazione universitaria per la medicina generale

Uno dei temi centrali dell’audizione ha riguardato il futuro della formazione medica. Lo SMI propone infatti l’istituzione di una Scuola di Specializzazione universitaria in Medicina Generale, con l’obiettivo di equiparare questo percorso alle altre discipline specialistiche del sistema sanitario.

Secondo il sindacato, la riforma potrebbe rendere più attrattiva la professione, migliorare la qualità formativa e contribuire a contrastare la progressiva carenza di medici di famiglia registrata in molte aree del Paese.

Riaprire la Medicina dei Servizi

Tra le proposte illustrate al Senato anche la riattivazione della Medicina dei Servizi, considerata uno strumento utile per favorire l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera.

Per lo SMI, una maggiore presenza di professionisti convenzionati nei servizi territoriali consentirebbe di migliorare la continuità assistenziale, alleggerire i carichi sulle strutture ospedaliere e garantire una gestione più efficiente delle cure.

“Ridurre il ricorso ai gettonisti”

Nel documento presentato in Commissione, il sindacato ha inoltre sottolineato come l’utilizzo di personale convenzionato possa rappresentare una soluzione economicamente più sostenibile rispetto al crescente ricorso ai cosiddetti “medici gettonisti”.

Secondo lo SMI, l’espansione del lavoro a chiamata nelle strutture sanitarie rischia infatti di aumentare i costi del sistema senza risolvere in modo strutturale le criticità legate alla carenza di personale.

Per il sindacato, le riforme della sanità territoriale dovrebbero quindi essere accompagnate da investimenti mirati, nuovi modelli organizzativi e un rafforzamento della medicina di prossimità per garantire la tenuta futura del Servizio sanitario nazionale.

Sindacato
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Ci spiegate perché in tutti questi anni si è voluto cambiare la professione che svolgeva il medico di famiglia di una volta. Se qualcuno ha lottato per avere orari di lavoro ben stabiliti libera dal sabato mattina fino al lunedì mattina questo significa accettare il lavoro di dipendente pubblico
Rispondi
13/05/2026 13:28

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