
Il valore assente nelle cartelle cliniche
Solo il 17% dei pazienti ha peso e altezza regolarmente registrati in cartella clinica. È il punto centrale emerso in occasione dell’European Congress on Obesity, in corso a Istanbul fino al 15 maggio, dove la Società italiana dell’obesità (SIO) richiama l’attenzione su un dato critico: nell’83% dei casi, l’indice di massa corporea (BMI) è di fatto un "valore fantasma".
BMI sotto accusa, ma senza alternative
"Né perfetto, né infallibile, ma indispensabile." È con questa posizione che la SIO difende il BMI come strumento di screening, che nonostante le critiche resta oggi l’unico metodo rapido, universale e a costo zero per una prima valutazione del rischio. "In assenza di parametri migliori e ugualmente accessibili, non possiamo permetterci di non considerarlo. Il rischio è di ritardare la diagnosi e il trattamento dei pazienti".
Il paradosso della diagnosi
"Vogliamo mandare in pensione il BMI? Prima troviamo un’alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti – dichiara Silvio Buscemi, presidente SIO –. Oggi assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d’organo che complicano e rallentano l’accesso ai trattamenti; dall’altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti". Il rischio, secondo la SIO, è chiaro: rendere l’obesità una malattia invisibile, perché priva di una diagnosi precoce e sistematica.
Screening semplice, accesso più rapido alle cure
Il BMI, pur con i suoi limiti, rappresenta uno strumento di orientamento iniziale insostituibile. "È vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi – continua Buscemi – ma è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare". Secondo la SIO, chiedere oggi di sostituirlo con esami più complessi, come ecografie o analisi del danno d’organo, non è sostenibile dal punto di vista organizzativo.
I dati dello studio ITROS
A supporto di questa posizione arrivano i risultati dello studio ITROS, condotto su un database di oltre 1,8 milioni di pazienti italiani assistiti dai medici di medicina generale. Da qui proviene il dato emblematico: solo il 17% dei pazienti presenta il BMI registrato in cartella. "Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a causa di barriere burocratiche e mancanza di tempo".
Il rischio di una "malattia fantasma"
"Siamo ancora all’alba della misurazione di base e c’è chi vorrebbe già imporre parametri d’élite – sottolinea Buscemi –. Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il BMI nell’83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi?"
Il rischio, ribadisce la SIO, è trasformare l’obesità in una "malattia fantasma" per il sistema sanitario.
Il nodo della privacy e dei dati
La SIO evidenzia inoltre un ulteriore ostacolo: le attuali interpretazioni della normativa sulla privacy.
"È assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy", aggiunge il presidente. Senza un sistema di monitoraggio efficace, diventa difficile valutare l’andamento della malattia e l’impatto delle politiche sanitarie. "Affrontare l’obesità, che colpisce sei milioni di italiani – conclude Buscemi – richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile, come il BMI, e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio".



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