
Le infezioni non rappresentano più soltanto eventi acuti da trattare, ma fattori in grado di aggravare malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche e metaboliche, aumentando ricoveri, complicanze e mortalità. È il quadro emerso durante il secondo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, iniziativa promossa da Aristea International insieme alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e ad altre società scientifiche, ospitata al Ministero della Salute.
Il focus dell’incontro è stato il ruolo della prevenzione infettivologica nella tutela del paziente fragile e nella sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale. Screening, vaccinazioni dell’adulto e presa in carico multidisciplinare sono stati indicati come strumenti indispensabili per limitare l’impatto delle cronicità in una popolazione sempre più anziana.
Ad aprire i lavori sono stati Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, Claudio Mastroianni, ordinario di Malattie Infettive al Policlinico Umberto I di Roma, e Cristina Mussini, presidente SIMIT. Secondo Andreoni, la prevenzione vaccinale deve essere considerata “un pilastro della protezione cardiovascolare”, alla luce delle evidenze che collegano le infezioni respiratorie a un aumento del rischio di eventi cardiaci e mortalità negli over 65.
Nel corso della tavola rotonda istituzionale, alla presenza di parlamentari delle Commissioni Sanità e Bilancio, si è discusso dell’esigenza di rafforzare le strategie di prevenzione e di uniformare l’applicazione regionale dei programmi vaccinali e degli screening.
Ampio spazio è stato dedicato all’epatite C. Gli esperti hanno sottolineato come l’Italia disponga oggi di strumenti terapeutici efficaci per eliminare il virus grazie agli antivirali ad azione diretta, ma restino criticità nell’identificazione del sommerso e nell’organizzazione territoriale dei percorsi di screening e linkage to care, soprattutto per le fasce di popolazione più esposte.
Tra i temi centrali anche la vaccinazione contro Virus respiratorio sinciziale (RSV) e Herpes Zoster. I dati scientifici presentati mostrano come queste infezioni possano aumentare il rischio di scompenso cardiaco, ictus, eventi cardiovascolari maggiori e persino demenza. Studi recenti suggeriscono inoltre che la vaccinazione anti-zoster possa ridurre il rischio di nuove diagnosi di demenza nel lungo periodo.
Attenzione particolare è stata riservata al “polmone fragile” nell’anziano. Filippo Luca Fimognari, della SIGOT, ha illustrato il progetto multicentrico “Hypoxia Day”, che coinvolge circa 40 reparti ospedalieri italiani con l’obiettivo di valutare prevalenza e impatto dell’ipossiemia nei pazienti over 55.
Il messaggio condiviso dagli specialisti è chiaro: il paziente cronico deve essere gestito con un approccio integrato. “La prevenzione delle infezioni – ha concluso Mastroianni – non può più essere considerata un aspetto accessorio, ma parte strutturale della gestione clinica del paziente fragile e complesso”.




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