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Morbillo, casi in aumento in Italia: adulti non vaccinati tra i più colpiti

Infettivologia Annalucia Migliozzi | 20/05/2026 10:36

Nei primi mesi del 2026 i contagi sono cresciuti sensibilmente rispetto all’anno precedente. Gli esperti avvertono: il calo delle coperture vaccinali favorisce il ritorno del virus. Centrale il lavoro degli Assistenti sanitari nella prevenzione territoriale.

Il morbillo torna a crescere in Italia e a preoccupare il sistema sanitario. Nei primi mesi del 2026 i casi notificati risultano triplicati rispetto allo stesso periodo del 2025, segnalando una ripresa della circolazione del virus favorita dal progressivo abbassamento delle coperture vaccinali.

Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’European Centre for Disease Prevention and Control, l’Italia si colloca tra i Paesi europei con la maggiore incidenza della malattia, preceduta soltanto da Romania e Francia. I focolai registrati in diverse regioni, dalla Liguria alla Calabria, confermano una diffusione ampia e trasversale.

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A cambiare è anche il profilo epidemiologico dei pazienti. Oltre il 90% dei contagiati non risulta vaccinato e l’età media dei casi si concentra oggi tra i 28 e i 31 anni. Non più soltanto bambini, quindi, ma anche adulti che non hanno completato il ciclo vaccinale e che risultano maggiormente esposti alle complicanze più severe dell’infezione, come polmoniti ed encefaliti. In quasi la metà dei casi notificati nel 2026 si è reso necessario il ricovero ospedaliero.

Il morbillo resta una delle infezioni virali più contagiose e si trasmette rapidamente per via aerea. La soglia di sicurezza per limitare la circolazione del virus è rappresentata da una copertura vaccinale superiore al 95%; quando questa protezione collettiva diminuisce, aumentano inevitabilmente i rischi di diffusione.

Secondo la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della FNO TSRM e PSTRP, il ritorno del morbillo evidenzia non solo una criticità epidemiologica, ma anche la necessità di rafforzare prevenzione, informazione e prossimità territoriale.

Gli Assistenti sanitari svolgono infatti un ruolo diretto nelle campagne vaccinali, nel monitoraggio delle coperture e nell’educazione sanitaria della popolazione. “Il colloquio vaccinale rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare dubbi e timori delle famiglie”, spiega Daniela Addis, presidente della Commissione di albo nazionale. Un’attività che integra competenze cliniche, comunicative e psicologiche per favorire scelte informate e consapevoli.

Secondo gli esperti, la diffusione di informazioni frammentarie o scorrette sul web continua a incidere sull’esitazione vaccinale, rendendo ancora più importante il rapporto di fiducia tra operatori sanitari e cittadini. Proprio nei territori dove la presenza degli Assistenti sanitari è più capillare si osservano, infatti, coperture vaccinali più elevate e una minore circolazione del virus.

Le indicazioni per la popolazione restano chiare: verificare il proprio stato vaccinale, completare eventuali richiami mancanti e rivolgersi ai servizi territoriali o al medico curante in caso di dubbi. Per gli operatori della prevenzione, invece, la sfida è rendere sempre più accessibili i percorsi vaccinali e rafforzare la cultura della prevenzione, trasformando le raccomandazioni scientifiche in adesione concreta alle vaccinazioni.

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