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Tumore al seno, nutrizione sempre più centrale nelle cure: peso, dieta e attività fisica influenzano prognosi e qualità di vita

Oncologia

La nutrizione entra sempre più stabilmente nei percorsi terapeutici del tumore al seno. Non solo come supporto durante le cure oncologiche, ma come componente strategica in grado di incidere sulla prognosi, sulla tolleranza ai trattamenti e sulla qualità della vita delle pazienti. È il messaggio emerso dal 46° Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in corso a Bergamo, dove gli specialisti hanno sottolineato la necessità di diffondere linee guida nutrizionali dedicate alle donne con carcinoma mammario.

Il tumore della mammella rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. Secondo le stime AIOM 2025, in Italia vengono diagnosticati oltre 50mila nuovi casi ogni anno, con una sopravvivenza a cinque anni che raggiunge l’88%. Cresce inoltre il numero delle “survivors”, oggi circa 925mila, una popolazione che necessita di un’attenzione sempre maggiore agli aspetti metabolici e cardiovascolari legati alla malattia e alle terapie.

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Negli ultimi anni l’attenzione clinica si è spostata anche sulle conseguenze metaboliche associate ai trattamenti oncologici. Se in passato il principale problema nutrizionale era rappresentato dalla malnutrizione e dalla cachessia, oggi molte pazienti sviluppano sovrappeso, obesità sarcopenica e accumulo di grasso viscerale, spesso aggravati da menopausa indotta dalle cure, terapie ormonali e riduzione dell’attività fisica.

“Le evidenze scientifiche mostrano che l’eccesso di peso dopo la diagnosi di tumore al seno può influenzare negativamente la sopravvivenza e aumentare il rischio di mortalità”, ha spiegato Alessio Filippone, vicecoordinatore del gruppo SINU “Nutrizione in Oncologia”. Un ruolo rilevante sarebbe svolto soprattutto dall’adiposità addominale, associata a infiammazione cronica e alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione della malattia.

Le linee guida internazionali raccomandano quindi uno screening nutrizionale precoce fin dalla diagnosi, per individuare tempestivamente i fattori di rischio metabolico e intervenire con strategie personalizzate. L’obiettivo non è soltanto il controllo del peso corporeo, ma il riequilibrio della composizione corporea e la preservazione della massa muscolare.

Tra i modelli alimentari più studiati, la Dieta Mediterranea continua a mostrare effetti favorevoli: secondo gli esperti sarebbe associata a una riduzione della mortalità generale e delle recidive, oltre a offrire benefici cardiovascolari particolarmente importanti nelle pazienti oncologiche.

Accanto all’alimentazione, anche l’esercizio fisico si conferma un pilastro della presa in carico. L’attività motoria regolare dopo la diagnosi può contribuire a ridurre il rischio di recidiva e migliorare fatigue, ansia e depressione. Tuttavia, in Italia la sedentarietà resta elevata soprattutto tra le donne tra 50 e 69 anni.

Secondo SINU, solo circa la metà dei centri oncologici italiani dispone oggi di percorsi nutrizionali strutturati. Per questo la società scientifica sta lavorando a nuove indicazioni operative dedicate alle pazienti con tumore al seno, con l’obiettivo di integrare nutrizione, stile di vita e terapia oncologica in un approccio sempre più personalizzato.

Oncologia
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