|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Tumore della prostata metastatico: una nuova combinazione terapeutica può cambiare la sopravvivenza

Uno studio internazionale mostra che aggiungere darolutamide alla terapia ormonale riduce il rischio di progressione e morte nei pazienti
Oncologia

Per chi convive con un tumore della prostata in fase avanzata, arrivano dati che potrebbero tradursi in una concreta opportunità terapeutica. Una nuova ricerca ha infatti evidenziato come l’associazione di un farmaco innovativo alla terapia ormonale standard sia in grado non solo di rallentare la malattia, ma anche di aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Una malattia frequente, soprattutto nelle fasi avanzate

pubblicità

In Italia, il carcinoma prostatico è il tumore più diagnosticato nella popolazione maschile, con oltre 40.000 nuovi casi ogni anno. Nella maggior parte dei casi viene individuato quando è ancora localizzato e quindi curabile. Esistono però situazioni in cui la malattia si è già diffusa ad altri organi: è il caso del carcinoma prostatico metastatico ormonosensibile (mHSPC), una forma più complessa da gestire. Come spiegano gli esperti, si tratta di una condizione in cui il tumore risponde ancora alle terapie ormonali ma tende comunque, nel tempo, a progredire verso stadi più aggressivi.

I nuovi dati: meno progressione e più sopravvivenza

A portare nuove evidenze è lo studio clinico ARASEC, che ha valutato l’efficacia della combinazione tra darolutamide e terapia di deprivazione androgenica (ADT), il trattamento standard basato sulla riduzione del testosterone.

I risultati sono netti: rispetto alla sola terapia ormonale, l’aggiunta di darolutamide ha ridotto del 71% il rischio di progressione della malattia e del 50% il rischio di morte. Un risultato che conferma il passaggio a una medicina sempre più su misura, in cui le scelte terapeutiche vengono calibrate sulle caratteristiche del paziente e della malattia.

 Non solo. La combinazione ha migliorato anche altri parametri importanti, come il tempo prima che il tumore diventi resistente alle terapie e la sopravvivenza libera da progressione radiologica. 

Un beneficio chiaro per i pazienti

"I risultati dello studio ARASEC forniscono ulteriori prove del fatto che la combinazione di darolutamide e terapia di deprivazione androgenica offre un chiaro beneficio di sopravvivenza rispetto alla sola ADT – sottolinea Luigi Formisano, professore di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II –. Si tratta di un’opzione efficace e, soprattutto, ben tollerata, che preserva la qualità di vita dei pazienti". Un aspetto cruciale, perché nei tumori avanzati non conta solo prolungare la vita, ma farlo mantenendo il più possibile una buona quotidianità.

Un farmaco già noto, con nuove conferme

Darolutamide agisce bloccando l’azione degli ormoni maschili sulle cellule tumorali, impedendone la crescita. È già utilizzato in diversi contesti clinici e approvato in numerosi Paesi. "I dati disponibili mostrano che questo trattamento è in grado di ritardare la progressione della malattia, prolungare la sopravvivenza e preservare la qualità di vita – afferma Christine Roth, responsabile globale della strategia prodotti di Bayer –. Questi risultati rafforzano ulteriormente il suo potenziale come terapia in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti". 

Tollerabilità e qualità di vita

Un elemento importante emerso dallo studio riguarda la sicurezza del trattamento. Darolutamide ha mostrato un profilo di effetti collaterali gestibile e in linea con quanto già osservato negli studi precedenti.

Solo una minoranza dei pazienti ha dovuto interrompere la terapia a causa di eventi avversi, un dato che conferma la buona tollerabilità complessiva del farmaco. 

Perché questi risultati sono importanti per i pazienti

Per chi riceve una diagnosi di tumore prostatico metastatico, la prospettiva può essere complessa: la malattia tende a progredire nel tempo e le opzioni terapeutiche devono essere scelte con attenzione. Le nuove evidenze indicano che anticipare una combinazione terapeutica efficace potrebbe fare la differenza, allungando i tempi prima della progressione e migliorando la sopravvivenza.

In altre parole, non si tratta solo di aggiungere un farmaco, ma di cambiare l’approccio alla gestione della malattia in una fase in cui ogni mese guadagnato ha un valore concreto per il paziente.

Oncologia
Commenti

I Correlati

Tumore della prostata metastatico: la combinazione radio-223 ed enzalutamide migliora la sopravvivenza nello studio PEACE-3
Oncologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Melanoma, prima fase 3 positiva per una terapia oncologica personalizzata a mRNA
Oncologia
Melanoma, prima fase 3 positiva per una terapia oncologica personalizzata a mRNA
Intismeran associato a pembrolizumab riduce il rischio di recidiva e metastasi dopo l'intervento. Lo studio Merck-Moderna ha coinvolto 1.137 pazienti
Aifa, due gruppi con Aiom e Sie per le valutazioni dei farmaci oncologici
Aifa
Aifa, due gruppi con Aiom e Sie per le valutazioni dei farmaci oncologici
I nuovi gruppi di lavoro supporteranno CSE e uffici Aifa con pareri specialistici. Coinvolti i coordinatori delle linee guida di oncologia ed ematologia.
Tumori a sede primitiva ignota: come la profilazione molecolare sta ridefinendo la strategia terapeutica.
Ricerca
Tumori a sede primitiva ignota: come la profilazione molecolare sta ridefinendo la strategia terapeutica.
Dalla ricerca del tessuto d'origine all'identificazione di alterazioni genomiche azionabili, la medicina di precisione sta cambiando la gestione dei tumori a sede primitiva ignota (CUP), offrendo nuove opportunità terapeutiche.
Nuove prospettive per il trapianto ematologico: l’editing di KIT apre al conditioning non genotossico
Ricerca
Nuove prospettive per il trapianto ematologico: l’editing di KIT apre al conditioning non genotossico
Nuovo passo verso trapianti più selettivi: l’editing di KIT protegge le cellule corrette e ne favorisce l’espansione dopo il trapianto.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.