
I farmaci nati per il diabete e oggi sempre più utilizzati anche contro l’obesità potrebbero fare molto di più del previsto: aiutare a frenare la crescita di alcuni tumori. È quanto suggerisce un nuovo studio presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), uno degli appuntamenti scientifici più importanti a livello mondiale.
I farmaci GLP-1 e le nuove prospettive
Negli ultimi anni molecole come semaglutide e tirzepatide sono diventate sempre più diffuse. Appartengono alla classe degli agonisti del recettore GLP-1: farmaci che aiutano a controllare la glicemia e favoriscono la perdita di peso. Oggi, però, l’attenzione si sta spostando anche su un possibile effetto protettivo nei confronti di alcune forme di cancro legate all’obesità, una condizione che rappresenta un fattore di rischio importante per diverse malattie oncologiche.
Lo studio: meno progressione e meno metastasi
La ricerca ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 12.000 persone con tumori in fase iniziale o intermedia (stadi I, II o III). I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
I risultati sono particolarmente interessanti per alcuni tumori, tra cui polmone, seno, colon-retto e fegato. In questi casi, i pazienti trattati con GLP-1 hanno mostrato una probabilità più bassa, tra il 38% e il 50%, di evoluzione verso lo stadio più avanzato della malattia (stadio IV), cioè quello in cui compaiono le metastasi.
Un possibile effetto protettivo sulle cellule tumorali
Oltre ai dati clinici, lo studio ha rilevato un altro elemento importante: alcuni tumori esprimono il recettore GLP-1R, una proteina che potrebbe rendere le cellule tumorali più sensibili all’azione di questi farmaci. Questo potrebbe spiegare perché i pazienti in trattamento mostrano una migliore sopravvivenza e una minore progressione della malattia. Tuttavia, si tratta ancora di un’ipotesi che richiede ulteriori conferme. Ma non per tutti i tumori analizzati i risultati sono stati altrettanto chiari. Per prostata, pancreas e rene si è osservata una riduzione dei casi di metastasi nel gruppo trattato con GLP-1, ma senza una significatività statistica. Questo significa che l’effetto c’è, ma non è ancora possibile considerarlo conclusivo.
Le parole degli esperti
Secondo il principal investigator dello studio, Mark Orland del Taussig Cancer Institute della Cleveland Clinic, i risultati sono promettenti ma ancora preliminari. "Il nostro studio ha rilevato che l’uso di farmaci GLP-1, rispetto alle gliptine e ad altri farmaci antidiabetici, è associato a una significativa riduzione della progressione del cancro in 4 tipi di tumori solidi – afferma l'esperto –. Ciò fornisce le prime prove che giustificano ulteriori studi".
Cosa significa per i pazienti
I risultati non cambiano immediatamente le terapie oncologiche, ma aprono uno scenario interessante: farmaci già disponibili e ben conosciuti potrebbero, in futuro, essere utilizzati anche per rallentare alcuni tumori legati all’obesità. Per ora, quindi, il messaggio è prudente ma incoraggiante. Chi assume questi farmaci non deve modificarne l’uso senza indicazione del medico, ma può essere rassicurato dal fatto che la ricerca continua a esplorare nuove possibili applicazioni.
Uno sguardo al futuro
Il legame tra metabolismo, obesità e tumori è sempre più evidente. Studi come questo suggeriscono che intervenire su peso e glicemia potrebbe avere effetti anche sulla progressione del cancro. Serviranno ulteriori ricerche per confermare questi dati e capire meglio come utilizzare questi farmaci in ambito oncologico. Ma la direzione è chiara: la medicina sta andando verso approcci sempre più integrati, in cui le terapie possono avere benefici su più fronti.




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