
Tecnologie avanzate e approccio multidisciplinare ridefiniscono il trattamento delle neoplasie mesenchimali
La chirurgia robotica apre nuove possibilità terapeutiche anche nei tumori rari dell’addome e della pelvi, ambito complesso e caratterizzato da elevata variabilità clinica. I progressi tecnologici e l’integrazione con diagnostica avanzata e terapie target stanno cambiando il modello di cura, come emerso al recente congresso dedicato ai tumori mesenchimali ospitato dal Policlinico Gemelli.
Tumori rari
I tumori mesenchimali rappresentano un gruppo eterogeneo di neoplasie rare, tra cui sarcomi retroperitoneali, tumori stromali gastrointestinali (GIST) e tumori delle guaine nervose. La loro incidenza è limitata, ma la gestione richiede competenze altamente specialistiche e percorsi strutturati. "Questi tumori – spiega il professor Fabio Pacelli, ordinario di Chirurgia Generale, Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – proprio per la loro rarità e complessità, richiedono un approccio altamente specialistico e multidisciplinare". Negli ultimi anni, l’evoluzione delle tecniche diagnostiche e delle terapie farmacologiche ha migliorato significativamente gli esiti clinici, contribuendo a ridefinire le strategie di trattamento.
Innovazione tecnologica e personalizzazione delle cure
L’introduzione di strumenti come radiomica e intelligenza artificiale applicata all’imaging consente una caratterizzazione sempre più precisa delle neoplasie, fondamentale per pianificare il trattamento. "Queste innovazioni – sottolinea Pacelli – aprono la strada a nuove prospettive in termini di radicalità oncologica, preservazione d’organo e qualità di vita". Il percorso diagnostico-terapeutico diventa quindi centrale già nella fase pre-operatoria, integrando dati istopatologici, molecolari e radiologici.
Il contributo della chirurgia robotica
Uno degli ambiti più innovativi riguarda l’impiego della chirurgia robotica, che offre vantaggi sia tecnici sia clinici. "La visione tridimensionale, immersiva e magnificata consente infatti una maggiore precisione nella dissezione di strutture delicate, come vasi sanguigni e nervi", evidenziano gli specialisti. A questi benefici si associano migliori esiti per il paziente, tra cui riduzione del dolore post-operatorio, recupero più rapido e migliori risultati estetici. L’applicabilità della tecnica varia a seconda del tipo di tumore: nei sarcomi retroperitoneali riguarda una quota selezionata di pazienti, mentre nei GIST e nei tumori delle guaine nervose può coinvolgere fino alla metà dei casi.
"La Fondazione Policlinico Gemelli sta portando avanti un ampio programma finalizzato ad aumentare l’utilizzo della chirurgia robotica in ambito oncologico", afferma il professor Sergio Alfieri, ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. L’espansione delle piattaforme robotiche e l’esperienza acquisita in ambiti come la chirurgia pancreatica rappresentano la base per ampliare l’indicazione anche alle patologie rare.
Multidisciplinarietà e tecnologie integrate
Un elemento chiave è "la possibilità di applicare direttamente ai bracci robotici le tecniche di neuro-monitoraggio intraoperatorio per preservare, ove possibile, la funzione", spiega il dottor Claudio Lodoli, dirigente della UOC di Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. La collaborazione tra chirurgia generale, vascolare e neurochirurgia consente di affrontare casi complessi con maggiore sicurezza ed efficacia.
Verso centri di riferimento per le patologie rare
Il modello organizzativo si basa sulla centralità dei tumor board multidisciplinari, che garantiscono una valutazione condivisa e sistematica dei casi. "Il Centro Sarcomi rappresenta una realtà emergente nel trattamento di queste patologie rare", sottolinea Pacelli, evidenziando il ruolo strategico dei gruppi di lavoro dedicati. L’obiettivo è consolidare centri ad alto volume, capaci di offrire cure sempre più personalizzate grazie all’integrazione tra esperienza clinica e innovazione tecnologica.
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