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IA in sanità, i medici la usano già ma la formazione resta indietro

Tecnologia e Innovazione Redazione politico sanitaria | 29/05/2026 11:35

Una survey rivela che il 61% dei medici utilizza strumenti di intelligenza artificiale, ma solo una minoranza possiede competenze adeguate per valutarne limiti e rischi.

L'intelligenza artificiale è già entrata nella pratica quotidiana di molti professionisti sanitari italiani, ma la sua diffusione sembra procedere più rapidamente della formazione e delle regole che dovrebbero governarne l'utilizzo.

È quanto emerge da una survey presentata nel corso del convegno "L'Intelligenza Artificiale in Sanità", secondo cui il 61% dei medici dichiara di utilizzare strumenti di IA generativa nella propria attività professionale. Il dato appare particolarmente significativo se confrontato con il livello di conoscenza dichiarato dagli stessi professionisti su alcuni aspetti fondamentali di queste tecnologie.

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L'adozione corre più veloce delle competenze

L'indagine evidenzia infatti un divario tra utilizzo e consapevolezza. Solo il 32% degli intervistati dichiara di conoscere il fenomeno delle cosiddette "allucinazioni" dell'intelligenza artificiale, ovvero la capacità dei sistemi generativi di produrre informazioni apparentemente plausibili ma prive di fondamento reale. Ancora più ridotta risulta la capacità di riconoscere contenuti generati o manipolati artificialmente, indicata dal 17% del campione. Complessivamente, appena il 2% dei professionisti raggiunge livelli considerati buoni o ottimi in tutte le aree di competenza valutate.

Il dato suggerisce che l'ingresso dell'IA nella pratica clinica e professionale stia avvenendo in una fase in cui molti operatori stanno ancora acquisendo gli strumenti necessari per comprenderne pienamente opportunità e limiti.

La governance non tiene il passo della pratica

Un altro elemento interessante riguarda il rapporto tra utilizzo individuale e disponibilità di strumenti istituzionali. Secondo la survey, soltanto l'11% delle strutture sanitarie dispone di sistemi di intelligenza artificiale dedicati al supporto diagnostico. Nello stesso tempo, il 34% dei medici dichiara di utilizzare strumenti di IA per attività collegate alla diagnosi o al supporto decisionale.

Il dato sembra indicare che una parte rilevante dell'utilizzo stia avvenendo attraverso strumenti adottati direttamente dai professionisti e non necessariamente all'interno di piattaforme integrate nei sistemi informativi aziendali. Si apre così una questione che va oltre la semplice innovazione tecnologica e riguarda la governance dell'innovazione stessa: chi definisce le regole di utilizzo? Quali strumenti possono essere impiegati? Quali attività possono essere delegate all'intelligenza artificiale e quali devono restare esclusivamente in capo al professionista?

Il tema della responsabilità professionale

L'espansione dell'intelligenza artificiale nella sanità si intreccia inevitabilmente con il tema della responsabilità clinica. Le applicazioni generative possono facilitare la ricerca bibliografica, la sintesi di documenti scientifici, la produzione di testi e l'organizzazione delle informazioni. Tuttavia la responsabilità delle decisioni cliniche continua a ricadere sul professionista sanitario. Posizione richiamata con forza anche nei recenti interventi pubblici della presidenza FNOMCeO.

Proprio per questo motivo, il tema della formazione assume un'importanza crescente. Più che una contrapposizione tra favorevoli e contrari all'intelligenza artificiale, il dibattito sembra oggi riguardare la capacità del sistema sanitario di accompagnare una trasformazione già in corso. La survey fotografa infatti una situazione in cui la tecnologia è già presente nella pratica quotidiana, mentre percorsi formativi, linee guida operative e modelli organizzativi stanno ancora cercando di raggiungerla.

In questo scenario, la questione centrale non appare tanto se l'intelligenza artificiale entrerà stabilmente nella sanità, quanto piuttosto come governarne l'utilizzo garantendo sicurezza, affidabilità delle informazioni e tutela della relazione di cura.

Quando medico e paziente interrogano lo stesso algoritmo

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rapporto tra professionisti sanitari e cittadini nell'era dell'intelligenza artificiale generativa. Se fino a pochi anni fa il paziente cercava informazioni attraverso motori di ricerca, forum o social network, oggi può rivolgersi direttamente agli stessi strumenti di IA che iniziano a essere utilizzati anche dai professionisti sanitari.

È ragionevole ipotizzare che un medico sia in grado di formulare richieste più precise e di interpretare criticamente le risposte ottenute grazie alla propria formazione clinica. Tuttavia, la crescente diffusione di strumenti comuni apre interrogativi nuovi sul rapporto tra domanda e offerta di informazione sanitaria.

Per la prima volta, infatti, pazienti e professionisti potrebbero trovarsi a costruire parte delle proprie conoscenze a partire dalla medesima infrastruttura tecnologica. Lo scenario pone interrogativi che vanno oltre la semplice adozione dell'IA. Se da un lato questi strumenti possono favorire una maggiore condivisione delle informazioni, dall'altro emerge il rischio di una progressiva omogeneizzazione delle fonti e dei percorsi di ragionamento.

In questo contesto, il valore distintivo del professionista non risiede tanto nell'accesso all'informazione, sempre più disponibile a tutti, quanto nella capacità di interpretarla, contestualizzarla e adattarla alla specifica situazione clinica della persona assistita.

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