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Un robot in reparto per i pazienti con SLA

Dalla telepresenza all’assistenza quotidiana: parte a Milano la sperimentazione clinica di un umanoide al fianco dei medici
Tecnologia e Innovazione

La robotica entra nella pratica clinica e lo fa accanto ai pazienti più fragili. All’Irccs Maugeri Milano prende il via una sperimentazione che vede protagonista ALTER-EGO, un robot progettato per supportare il personale sanitario e accompagnare i pazienti con patologie neurodegenerative, in particolare la sclerosi laterale amiotrofica.

Il progetto, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia insieme all’Università di Pisa, rappresenta uno dei primi tentativi strutturati di integrare robot assistivi nei percorsi di cura, sia in ospedale sia a domicilio, nell’ambito del programma Fit4MedRob finanziato dal Piano complementare al PNRR. 

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Un robot al servizio dei pazienti

Alto circa 120 centimetri, in grado di muoversi su due ruote e dotato di braccia con muscoli artificiali, ALTER-EGO è pensato per interagire in modo sicuro con pazienti e operatori. Le sue mani robotiche consentono di afferrare oggetti, aprire porte e svolgere piccoli compiti quotidiani grazie ai principi della soft robotics. Queste caratteristiche lo rendono adatto ai contesti clinici, dove può affiancare il personale in attività assistenziali e supportare il paziente nelle azioni di tutti i giorni, contribuendo a rendere più fluida l’organizzazione dei reparti. 

Tempo ai professionisti, supporto ai pazienti

Secondo i ricercatori, "ALTER-EGO è stato percepito come uno strumento capace di alleggerire il carico di lavoro degli operatori sanitari, permettendo loro di dedicare più tempo alle attività che richiedono competenze cliniche e relazionali", sottolinea Manuel Catalano, ricercatore responsabile dell'Unità NuBots dell’Istituto italiano di Tecnologia.

Dall’accoglienza dei pazienti alla raccolta di informazioni di base, fino all’accompagnamento nelle attività quotidiane, ALTER-EGO può operare in autonomia o in modalità semi-autonoma, contribuendo a ottimizzare i flussi di lavoro e migliorare la qualità dell’assistenza.

Quando il robot diventa un "avatar" del medico

Uno degli scenari più innovativi è rappresentato dalla telepresenza. Il robot può essere controllato a distanza da un medico tramite visore e joystick, permettendo di effettuare visite di follow-up anche quando il paziente è a casa.

"Il progetto ALTER-EGO ha da subito mirato all’utilizzo della robotica umanoide in un momento particolarmente delicato del percorso dei pazienti: il rientro a casa dopo un periodo di ospedalizzazione – spiega la dottoressa Rachele Piras, neurologa dell’IRCCS Maugeri Milano –. Da qui l’idea di utilizzare il robot come strumento di continuità assistenziale tra ospedale e territorio: non solo come ‘presenza’ del medico, ma come estensione dell’intero team multidisciplinare". 

Un progetto costruito con clinici, pazienti e caregiver

A rendere innovativa l’iniziativa non è soltanto la tecnologia, ma anche il metodo adottato. Il progetto ha coinvolto fin dalle prime fasi professionisti sanitari, pazienti e caregiver attraverso focus group e analisi sul campo, per definire scenari realistici di utilizzo e valutarne limiti e benefici. "L’obiettivo è creare un dialogo reale tra clinici e ingegneri, permettendo alla tecnologia di rispondere a bisogni clinici concreti", commenta il dottor Christian Lunetta, direttore del Dipartimento di Riabilitazione Neuromotoria Maugeri. 

Verso una nuova frontiera dell’assistenza

Le aree di applicazione individuate sono ampie: teleassistenza, supporto alla vita quotidiana, servizi di consegna, monitoraggio, accoglienza e riabilitazione. Il progetto guarda già oltre la sperimentazione attuale. Tra gli sviluppi futuri c’è la possibilità per i pazienti di controllare direttamente il robot, trasformandolo da intermediario del medico a vero e proprio ausilio personale.

"Lo studio propone un modello replicabile per l’introduzione responsabile della robotica avanzata nei contesti di cura", suggerisce il professor Antonio Bicchi, professore di Robotica all’Università di Pisa e ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Un passo che potrebbe contribuire a ridisegnare l’assistenza nelle patologie neurodegenerative, rendendola più accessibile, continua e centrata sui bisogni delle persone.

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