
Gli esperti Sidemast ridisegnano la fotoprotezione estiva: oltre all'SPF contano luce blu, calore e inquinamento. Un approccio che cambia tutto per chi ha una pelle post menopausale
Ogni estate, puntuale come il solleone, torna il rituale della crema solare. La si spalma, ci si sente al sicuro e ci si stende al sole. Ma se pensavi che bastasse scegliere un buon SPF per proteggere la tua pelle, la dermatologia moderna ti dice che le cose sono un po’ più complesse — e più interessanti — di così. Soprattutto dopo i 50 anni, quando la pelle cambia per via della menopausa, la questione della fotoprotezione merita uno sguardo nuovo.
Il sole non è solo raggi UV
Per anni ci è stato detto: proteggiti dagli UVA e dagli UVB e sarai a posto. Ma la ricerca dermatologica ha fatto passi da gigante, e oggi parla di qualcosa di molto più ampio: l’esposoma solare, ovvero l’insieme di tutti i fattori ambientali che agiscono sulla pelle ogni giorno.
Ce lo spiega il professor Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e Membro del Consiglio direttivo della Società italiana di Dermatologia (Sidemast): «L’esposoma non si riferisce soltanto all’esposizione ai raggi UV. La pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo». Il sole dunque è un ospite complesso e la protezione deve esserlo altrettanto.
Cosa fa il sole alla pelle dopo la menopausa
Prima di tutto, un punto fermo: il sole non è il nemico. Favorisce la sintesi della vitamina D, regola il tono dell’umore e contribuisce al benessere generale. Il problema è l’esposizione eccessiva o cumulativa. E dopo i 50 anni questo cumulo è la somma di decenni.
Con la menopausa, la pelle perde estrogeni, diventa più sottile, meno elastica e più vulnerabile. Gli UVA, che costituiscono circa il 95% delle radiazioni ultraviolette provenienti dal sole — penetrano in profondità nel derma e accelerano il fotoinvecchiamento. Gli UVB, invece, sono i principali responsabili delle scottature e dei danni al DNA che possono favorire tumori della pelle come il carcinoma basocellulare, il carcinoma squamocellulare e il melanoma. «L’esposizione solare, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei», sottolinea il professore.
La luce blu e le macchie
C’è un altro capitolo che interessa da vicino le donne over 50: quello delle macchie scure, il cosiddetto melasma e l’iperpigmentazione. Molte le conoscono bene quelle chiazze che compaiono sulle guance, sulla fronte, sul labbro superiore, spesso peggiorate dalla pillola anticoncezionale negli anni e poi, di nuovo, dagli sbalzi ormonali della menopausa. Ebbene, non solo gli UV le alimentano. Anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, contribuisce in modo significativo a questo problema.
«Oggi sappiamo anche la luce visibile, con la sua componente blu-violetta, può svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione e nel melasma – aggiunge Quaglino –. Per questo la protezione non è più soltanto anti-UV ma deve diventare multispettrale».
La buona notizia? Esistono già prodotti che vanno in questa direzione: i cosiddetti tinted sunscreens, creme solari leggermente colorate che contengono ossidi di ferro e offrono una protezione superiore dalla luce visibile. Non sono solo un trucco estetico bensì una scelta clinicamente fondata.
L’SPF non misura tutto
Il Fattore di protezione solare — quell’SPF 30, 50+ che leggi sulla confezione — è uno strumento fondamentale ma parziale. Misura esclusivamente la protezione dagli UVB. Non ti dice nulla sulla protezione dagli UVA, dalla luce visibile, dagli infrarossi. «Seppur fondamentale, misura solo l’esposizione UVB e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa UVA indotta, né per la luce visibile», precisa l’esperto.
Questo non significa che l’SPF sia inutile — tutt’altro. Significa che non è sufficiente da solo. La comunità scientifica internazionale sta lavorando a nuovi parametri per misurare la protezione a spettro più ampio. Nel frattempo, la scelta del prodotto giusto dovrebbe tenere conto di più fattori, possibilmente con il consiglio di un dermatologo.
La fotoprotezione personalizzata
Forse il cambio di passo più importante è proprio questo: non esiste una protezione uguale per tutte. «Le esigenze di un bambino, di una persona con melasma, di un paziente immunodepresso o di chi svolge attività lavorative all’aperto sono profondamente diverse — evidenzia il professore —. Il dermatologo può individuare il percorso più appropriato in funzione delle caratteristiche della pelle e del tipo di esposizione ambientale cui ciascun individuo è sottoposto».
Per una donna in menopausa, che affronta cambiamenti cutanei specifici, la fotoprotezione personalizzata non è un lusso ma una necessità. Il fototipo, le eventuali macchie, la sensibilità della pelle, l’esposizione quotidiana (anche quella dello schermo del computer, che emette luce blu): tutto conta.
Il futuro: proteggere la pelle dall’interno
La ricerca guarda anche oltre le creme. Si chiama fotoprotezione biologica e punta a sostenere i meccanismi naturali di difesa della pelle contro lo stress ossidativo e i danni al DNA indotti dai fattori ambientali. «Si tratta un approccio complementare rispetto ai tradizionali filtri solari — conclude Quaglino —. L’obiettivo è intervenire sui meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nel danno cutaneo. Le evidenze disponibili sono ancora in evoluzione, ma si tratta certamente di uno dei filoni più promettenti della dermatologia contemporanea».
Antiossidanti, integratori mirati, nutraceutici: non sostituiranno mai la crema solare, ma potrebbero presto diventare alleati preziosi in una strategia di protezione completa.
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La Sidemast ha messo a punto un decalogo pratico. Eccolo, con qualche nota in più per la pelle dopo i 50:
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