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Commissione Covid, oltre lo scontro politico: quali domande restano aperte cinque anni dopo la pandemia

Istituzioni Giulio Divo | 09/06/2026 11:26

Dalle terapie intensive al piano pandemico, dalla gestione dei vaccini alle competenze tra Stato e Regioni. La Commissione Covid sarà davvero utile solo se offrirà strumenti rivolti alla preparedness sanitaria.

Dalle terapie intensive al piano pandemico, dalla gestione dei vaccini alle competenze tra Stato e Regioni. La Commissione Covid sarà davvero utile solo se offrirà strumenti rivolti alla preparedness sanitaria.

Le tensioni che nelle ultime settimane hanno investito la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid rischiano di oscurare una questione più ampia. Le polemiche sulle audizioni delegate, lo scontro tra maggioranza e opposizioni e il confronto sulle forniture sanitarie durante la prima fase della pandemia stanno infatti occupando gran parte del dibattito pubblico. Ma la domanda più rilevante, a cinque anni dall'inizio dell'emergenza, potrebbe essere un'altra: l'Italia ha davvero imparato qualcosa da quella esperienza?

La Commissione è stata istituita con il compito di ricostruire quanto accaduto durante la pandemia e valutare l'efficacia delle misure adottate.

Un obiettivo che inevitabilmente comprende anche l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative e politiche. Tuttavia, limitare il lavoro della Commissione alla ricerca di errori o colpe rischierebbe di lasciare sullo sfondo alcuni dei temi che più direttamente riguardano il futuro della sanità italiana.

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In definitiva e detta in modo diretto: se la Commissione parlamentare d’inchiesta deve diventare terreno di scontro politico e non un territorio di analisi e studio di un fenomeno inedito - ma non per questo irripetibile - ci troviamo di fronte a qualcosa che scavalca la sanità per trasformarsi solo nell’ennesimo regolamento di conti tra maggioranza e opposizione. Magari stuzzicando anche sensibilità No vax o no Green Pass che hanno comunque attraversato il sentire del Paese nell’epoca della pandemia.

Il sistema era preparato ad affrontare una pandemia?

Uno dei primi interrogativi che ci dobbiamo porre riguarda lo stato del Servizio sanitario nazionale all'inizio del 2020. Quando il SARS-CoV-2 iniziò a diffondersi nel Nord Italia, il sistema sanitario si trovò rapidamente sotto pressione. Le immagini dei reparti saturi e delle terapie intensive prossime al collasso sono diventate il simbolo di quella fase.

La pandemia ha riportato al centro del dibattito il tema della dotazione di posti letto per acuti e di terapia intensiva, evidenziando criticità che affondavano le proprie radici in scelte di programmazione sanitaria maturate nell'arco di molti anni.

La domanda che la Commissione potrebbe contribuire a chiarire non riguarda soltanto le decisioni assunte durante l'emergenza, ma anche il livello di preparazione con cui il Paese si è presentato all'appuntamento con una crisi sanitaria di dimensioni globali.

Il nodo del piano pandemico

Tra i temi più discussi durante la pandemia vi è stato quello del piano pandemico nazionale. L'emergenza ha evidenziato il ritardo nell'aggiornamento di uno strumento che avrebbe dovuto rappresentare la principale guida operativa per affrontare una minaccia infettiva di larga scala.

Si tratta di uno degli aspetti su cui l'inchiesta parlamentare potrebbe offrire elementi utili non tanto per una ricostruzione retrospettiva, quanto per comprendere come garantire in futuro procedure di aggiornamento costanti e realmente operative.

Il tema appare particolarmente attuale perché, a distanza di anni dalla pandemia, il dibattito sulla preparedness sembra essersi progressivamente affievolito. Le discussioni su lockdown, obblighi vaccinali e certificazioni hanno finito per polarizzare il confronto pubblico, rendendo più difficile affrontare con serenità le questioni tecniche legate alla preparazione delle future emergenze.

La prima pandemia da coronavirus dell'era moderna

Qualunque valutazione sulla gestione del Covid non può inoltre prescindere dal contesto scientifico dell’epoca. Nel 2020 il mondo si trovò ad affrontare un coronavirus con caratteristiche sconosciute, in assenza di esperienze pregresse direttamente comparabili. Molte delle conoscenze oggi considerate acquisite - dalle modalità di trasmissione ai fattori di rischio, fino alle strategie terapeutiche più efficaci - semplicemente non erano disponibili nei primi mesi dell'emergenza.

Questo elemento non esclude la possibilità di valutare criticamente le scelte compiute, ma invita a evitare giudizi formulati esclusivamente alla luce delle conoscenze maturate negli anni successivi.

Il tema dei vaccini e dell'innovazione tecnologica

Anche la questione vaccinale merita di essere collocata nel corretto contesto storico e scientifico. A differenza delle pandemie influenzali, per le quali esistono piattaforme produttive consolidate e una lunga esperienza industriale, il SARS-CoV-2 ha richiesto lo sviluppo di soluzioni completamente nuove in tempi estremamente ridotti. L'arrivo dei primi vaccini a meno di un anno dall'identificazione del virus ha rappresentato uno dei più significativi risultati scientifici della storia recente.

La Commissione potrebbe contribuire a distinguere la valutazione delle politiche adottate durante la campagna vaccinale dall'analisi delle capacità scientifiche, industriali e regolatorie che hanno consentito di sviluppare nuovi strumenti di prevenzione in un contesto senza precedenti.

Stato, Regioni e governance dell'emergenza

Un altro tema destinato a restare centrale riguarda il rapporto tra livello nazionale e livello regionale. La pandemia ha messo in evidenza punti di forza e criticità dell'attuale assetto istituzionale della sanità italiana. In diversi momenti dell'emergenza sono emerse difficoltà di coordinamento, differenze territoriali nelle strategie adottate e interpretazioni non sempre uniformi delle indicazioni nazionali.

La riflessione sulla governance dovrebbe rappresentare uno dei lasciti più importanti dell'attività della Commissione, soprattutto in vista di possibili future emergenze che richiederanno rapidità decisionale e capacità di coordinamento.

La domanda più importante riguarda il futuro

Le recenti polemiche parlamentari dimostrano quanto il Covid continui a rappresentare un terreno di forte conflitto politico. Tuttavia, il valore dell'inchiesta dovrebbe misurarsi soprattutto sulla sua capacità di produrre indicazioni utili per il futuro.

La vera questione non è soltanto stabilire che cosa sia accaduto tra il 2020 e il 2022, ma capire se oggi il Paese sia più preparato ad affrontare una nuova emergenza sanitaria. Disponiamo di sistemi di sorveglianza più efficaci? Le terapie intensive sono più resilienti? Il piano pandemico è realmente aggiornato e operativo? Le procedure di approvvigionamento sono più robuste? Esiste una governance più chiara tra Stato e Regioni?

Sono queste le domande che interessano direttamente il futuro del Servizio sanitario nazionale. E sono probabilmente anche quelle che, una volta conclusi gli inevitabili scontri politici, determineranno il giudizio storico sul lavoro della Commissione parlamentare Covid.

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