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Plasma e farmaci salvavita: l’Italia cresce nella raccolta, ma l’autosufficienza resta lontana

In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, Farmindustria richiama l’attenzione sul ruolo strategico del plasma per la produzione di medicinali indispensabili nella gestione di malattie rare, immunodeficienze e disturbi della coagula
Ematologia

La donazione di sangue e plasma continua a rappresentare un pilastro fondamentale per la salute pubblica. In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, Farmindustria evidenzia il contributo determinante dei donatori italiani e della rete trasfusionale nazionale nel garantire la disponibilità di trattamenti indispensabili per numerose patologie.

Nel 2025 la raccolta nazionale ha superato le 900 tonnellate di plasma, un traguardo che conferma la solidità del sistema e l’impegno di associazioni, istituzioni e operatori sanitari. Nonostante questo risultato, il livello di autosufficienza si attesta ancora intorno al 60%, una percentuale che riflette l’aumento costante della domanda di medicinali plasmaderivati.

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Dal plasma umano derivano infatti farmaci che non possono essere riprodotti artificialmente in laboratorio, tra cui immunoglobuline, albumina, fattori della coagulazione e altre proteine terapeutiche utilizzate nel trattamento di immunodeficienze, malattie rare, patologie ematologiche e condizioni croniche complesse. Si stima che, per alcune indicazioni cliniche, possano essere necessarie fino a 900 donazioni per garantire un anno di terapia a un singolo paziente.

Circa l’80% del plasma raccolto viene destinato alla produzione di plasmaderivati attraverso processi industriali altamente specializzati che prevedono rigorosi controlli di qualità e sicurezza. In questo settore l’Italia rappresenta una realtà di rilievo a livello europeo, con quattro siti produttivi dedicati, oltre 1.700 professionisti impiegati e investimenti che, nel periodo 2021-2026, hanno superato i 500 milioni di euro.

Uno degli aspetti più critici della filiera riguarda i tempi produttivi. Tra la donazione e la disponibilità del medicinale finito possono trascorrere fino a dodici mesi, rendendo essenziale una programmazione accurata della raccolta e una disponibilità costante di materia prima. Eventuali riduzioni delle donazioni o squilibri nella disponibilità internazionale possono tradursi in difficoltà di approvvigionamento per i pazienti che dipendono da queste terapie.

Per questo motivo, secondo Farmindustria, è necessario rafforzare ulteriormente la cultura della donazione, con particolare attenzione alle nuove generazioni, e consolidare la collaborazione tra istituzioni, associazioni di volontariato, comunità scientifica, industria e organizzazioni dei pazienti. Parallelamente, il settore chiede strumenti regolatori capaci di riconoscere il valore strategico dei plasmaderivati, considerati medicinali essenziali e salvavita per un numero crescente di persone.

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