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Plasma e farmaci salvavita, cresce l’allarme informazione: solo il 20 per cento degli italiani sa davvero cosa sia

Farmaci

Il plasma resta una risorsa essenziale per il sistema sanitario, ma ancora poco conosciuta dalla popolazione italiana. A fotografare questa contraddizione è un’indagine dell’Istituto Piepoli, realizzata per Takeda Italia e presentata a Roma durante un incontro promosso dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Lo studio mette in luce un forte squilibrio tra la percezione dell’importanza del plasma e la reale comprensione del suo ruolo nella produzione di medicinali plasmaderivati utilizzati per pazienti con malattie rare, immunodeficienze e altre patologie severe.

Secondo i dati raccolti, il 95% degli italiani considera il plasma fondamentale per la cura dei pazienti, ma soltanto due persone su dieci dichiarano di sapere realmente cosa sia. Ancora più limitata la conoscenza sul suo utilizzo concreto: appena il 23% degli intervistati si ritiene informato sull’impiego terapeutico del plasma nella produzione di farmaci salvavita.

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La ricerca evidenzia però un elemento positivo: la disponibilità alla donazione è elevata. Circa il 70% degli italiani afferma che prenderebbe in considerazione la donazione nei prossimi dodici mesi se ricevesse informazioni più approfondite e accessibili. Tra chi è già donatore, questa percentuale raggiunge l’83%.

L’indagine segnala inoltre un deficit di consapevolezza sulla filiera produttiva. Solo un italiano su tre sa che il plasma non può essere sintetizzato artificialmente, mentre la maggioranza ignora che una parte significativa del plasma utilizzato nel nostro Paese proviene dall’estero. Quando questa dipendenza viene esplicitata, aumenta sensibilmente la percezione del rischio per la continuità terapeutica dei pazienti e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

“Esiste una forte disponibilità alla donazione, ma manca un’informazione strutturata e continuativa”, ha spiegato Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli. Secondo l’analisi, infatti, il problema non sarebbe legato alla mancanza di sensibilità dei cittadini, quanto piuttosto all’assenza di strumenti efficaci per orientare e facilitare il percorso di donazione.

Tra i fattori ritenuti decisivi emergono soprattutto l’accessibilità ai centri trasfusionali, la possibilità di prenotazione semplice e servizi organizzativi efficienti. Gli incentivi economici, invece, vengono percepiti come marginali.

Nel corso dell’evento è stato ribadito anche il valore strategico del plasma per la sicurezza sanitaria nazionale. “Garantire l’autosufficienza significa proteggere la continuità delle cure”, ha sottolineato Giorgio Mulè, richiamando l’attenzione sulle indicazioni europee relative ai medicinali critici.

Per gli esperti intervenuti, investire su informazione, semplificazione e organizzazione potrebbe trasformare la disponibilità diffusa dei cittadini in una leva concreta per rafforzare l’autonomia del sistema sanitario italiano e assicurare l’accesso stabile ai farmaci plasmaderivati indispensabili per migliaia di pazienti.

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