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Il cuore non va in vacanza: ecco come proteggerlo quando il termometro sale

Dalla pressione ai farmaci, fino all’acqua e all’attività fisica: la guida pratica per affrontare i mesi più caldi senza sorprese
Malattie Cardiovascolari

Il caldo non è solo un disagio ma un vero banco di prova per il sistema cardiovascolare. E l’occasione della Giornata Nazionale della Prevenzione Cardiovascolare, promossa dalla Fondazione per il Tuo Cuore – HCF Onlus e presieduta dal professor Domenico Gabrielli, direttore del dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma, è perfetta per ricordare gli accorgimenti pratici pensati soprattutto per chi convive con ipertensione, patologie cardiache o diabete, utili a chiunque voglia affrontare l’estate in sicurezza.

Il cuore lavora sodo

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Con il caldo i vasi sanguigni si dilatano per favorire la dispersione del calore corporeo. È un meccanismo naturale, ma in chi assume farmaci per la pressione o per il cuore può tradursi in calo della pressione arteriosa, capogiri o sensazione di debolezza. Aggiungere sudorazione e possibile disidratazione significa mettere sotto stress un equilibrio che, nei mesi più freschi, di solito si regola da solo. Ed è da qui che nasce la necessità di qualche attenzione in più.

Pressione, terapie e idratazione: le basi da non trascurare

Il primo gesto, semplice ma decisivo, è misurare la pressione con regolarità: con il caldo i valori possono cambiare in maniera repentina e accorgersene in tempo permette di intervenire con anticipo, prima che compaiano sintomi più seri. Se i numeri risultano fuori norma, o se si avvertono malesseri insoliti, la cosa giusta da fare è parlarne con il medico, non aspettare che passi da solo.

C’è poi un punto su cui i cardiologi insistono molto: non modificare mai una terapia di propria iniziativa. Anche se in estate si ha la tentazione di "alleggerire" un farmaco perché ci si sente più stanchi o più leggeri di pressione, sospendere o cambiare dosaggi senza il via libera del medico può essere più rischioso del problema che si vorrebbe risolvere.

A completare il quadro c'è l’idratazione, che va gestita con regolarità e non solo quando si ha sete: il senso di sete, infatti, tende a diminuire con l’età e può non essere un segnale tempestivo. Chi ha limitazioni nell’assunzione di liquidi, per esempio per scompenso cardiaco o problemi renali, dovrebbe seguire le indicazioni specifiche ricevute dal proprio specialista, evitando sia il "bere troppo poco" sia il "bere troppo" senza criterio.

Le abitudini quotidiane da ripensare nelle giornate più calde

Anche i piccoli rituali di ogni giorno meritano un aggiustamento stagionale. La fascia tra le 11 e le 18 è quella in cui il sole e le temperature danno il massimo, ed è proprio in questo intervallo che andrebbero evitati sforzi fisici e lunghe esposizioni: meglio spostare commissioni, passeggiate o attività all'aperto alle prime ore del mattino o alla sera.

Questo non significa fermarsi del tutto: muoversi resta importante per il cuore, ma con buon senso. Attività fisica regolare sì, intensità da rivedere nelle ore più calde, accompagnata da idratazione costante e dalla capacità di ascoltarsi: se compare un malessere, fermarsi è la scelta giusta, non un cedimento.

Un altro dettaglio spesso dimenticato riguarda gli sbalzi termici, sia per il corpo che per i farmaci. Passare da un ambiente molto caldo a uno fortemente climatizzato (o viceversa) può creare uno stress aggiuntivo per il sistema cardiovascolare. E lo stesso vale per le terapie: i medicinali vanno conservati lontano da fonti di calore e dall’esposizione diretta al sole, perché temperature troppo alte possono alterarne l'efficacia.

I segnali che il corpo invia e che non vanno ignorati

C’è inoltre una parte dell’estate che riguarda l’ascolto di sé. Alcuni sintomi richiedono una risposta immediata: dolore al petto, affanno improvviso, palpitazioni, capogiri o svenimenti non vanno mai sottovalutati. In presenza di questi segnali, la cosa da fare è chiamare il 112, senza aspettare che la situazione si risolva da sola.

Per chi vive già con uno scompenso cardiaco o un’aritmia, il monitoraggio deve essere ancora più accurato e da mantenere nel tempo: il peso corporeo, la presenza di gonfiore (per esempio alle gambe), l’affanno nelle attività di tutti i giorni e il battito irregolare sono parametri che, se peggiorano, vanno segnalati al medico. Spesso è proprio un cambiamento graduale, notato in tempo, a cambiare le cose.

A tavola, alleati preziosi per cuore (e non solo)

Anche l’alimentazione gioca un ruolo, ed è un capitolo che vale doppio per chi tiene d’occhio sia la salute cardiovascolare che quella metabolica. Una dieta leggera, ricca di frutta, verdura, pesce e legumi, con un consumo limitato di sale, grassi e alcol, aiuta il cuore a lavorare meglio nelle giornate calde e, allo stesso tempo, supporta il controllo della glicemia e del peso: due fattori che, per chi convive con il diabete, restano centrali in ogni stagione.

Informarsi per sapere a chi rivolgersi

Sapere a chi rivolgersi per un dubbio, prima che diventi un problema, è parte integrante della prevenzione. La Fondazione per il Tuo Cuore mette a disposizione il servizio "L’esperto risponde", un canale gratuito attraverso cui i cittadini possono porre domande direttamente ai cardiologi, perché "la salute del cuore è parte fondamentale della salute della persona", ha sottolineato il professor Gabrielli. E proteggerla significa prima di tutto agire prima che compaia la malattia, attraverso controlli regolari, stili di vita corretti e informazioni affidabili. "Come comunità scientifica, sentiamo il dovere di contribuire a questo percorso", ha aggiunto anche il professor Massimo Grimaldi, presidente nazionale dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), a fianco dei cittadini nella diffusione di una cultura della prevenzione sempre più solida.

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