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Ruolo dell’infiammazione nelle malattie cardiovascolari: nuovi biomarcatori e implicazioni cliniche

Malattie Cardiovascolari Redazione DottNet | 15/06/2026 11:57

Numerosi studi hanno dimostrato che livelli elevati di hs-CRP sono associati a un incremento indipendente del rischio di eventi cardiovascolari, anche in pazienti con valori lipidici nella norma.

Dalla PCR ad alta sensibilità alle strategie terapeutiche: l’infiammazione come target del rischio residuo

Le malattie cardiovascolari non sono più interpretate esclusivamente come conseguenza dell’accumulo lipidico, ma come espressione di un processo cronico infiammatorio che coinvolge l’intera parete vascolare. Questo cambio di paradigma ha aperto alla possibilità di identificare nuovi biomarcatori e target terapeutici, con l’obiettivo di ridurre il cosiddetto rischio cardiovascolare residuo.

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Infiammazione sistemica e rischio cardiovascolare

L’infiammazione gioca un ruolo centrale in tutte le fasi dell’aterogenesi, dalla disfunzione endoteliale alla rottura di placca. In questo contesto, la proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) è emersa come uno dei biomarcatori più studiati nella stratificazione del rischio cardiovascolare.

Numerosi studi hanno dimostrato che livelli elevati di hs-CRP sono associati a un incremento indipendente del rischio di eventi cardiovascolari, anche in pazienti con valori lipidici nella norma. Questo supporta il concetto di rischio residuo infiammatorio, non completamente spiegato dal solo controllo del colesterolo LDL.

Biomarcatori emergenti e targeting dell’infiammazione

Accanto alla hs-CRP, sono stati identificati ulteriori marcatori infiammatori coinvolti nella patogenesi cardiovascolare, tra cui interleuchina-6 (IL-6), fibrinogeno e mieloperossidasi. Questi biomarcatori riflettono diversi livelli dell’attivazione immuno-infiammatoria e dello stress ossidativo vascolare.

Il pathway dell’IL-6 ha assunto particolare rilevanza alla luce delle evidenze cliniche emerse negli ultimi anni, che hanno dimostrato come la modulazione selettiva dell’infiammazione possa ridurre il rischio cardiovascolare indipendentemente dai livelli lipidici. In questo contesto, il trial CANTOS ha rappresentato una svolta, dimostrando che l’inibizione dell’IL-1β è associata a una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori.

Tuttavia, nella pratica clinica l’utilizzo di biomarcatori infiammatori diversi dalla hs-CRP resta limitato, e le strategie anti-infiammatorie specifiche non sono ancora entrate nella gestione routinaria del rischio cardiovascolare.

Implicazioni per la pratica clinica

Per il clinico, l’integrazione dei biomarcatori infiammatori nella stratificazione del rischio rappresenta ancora una sfida. Le linee guida attuali non raccomandano l’uso routinario della hs-CRP per guidare le decisioni terapeutiche, ma ne riconoscono il valore prognostico in specifici contesti clinici.

Le evidenze più recenti suggeriscono tuttavia una possibile evoluzione verso modelli di rischio più complessi, che integrino componenti lipidiche, metaboliche e infiammatorie. In questo scenario, la gestione del paziente cardiovascolare si sta progressivamente spostando da un approccio centrato esclusivamente sul LDL a una visione più ampia del rischio residuo.

Bibliografia

  • Ross R. Atherosclerosis—an inflammatory disease. New England Journal of Medicine, 1999.
  • Libby P. Inflammation in atherosclerosis. Nature, 2002.
  • Libby P, Ridker PM, Hansson GK. Inflammation in atherosclerosis: from pathophysiology to practice. Nature Reviews Disease Primers, 2019.
  • Ridker PM et al. Antiinflammatory Therapy with Canakinumab for Atherosclerotic Disease (CANTOS). New England Journal of Medicine, 2017.
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