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Case di Comunità, il Veneto accelera: accordo con i medici di famiglia fino a fine 2026

Firmata l'intesa tra Regione e sindacati della medicina generale. Previsti turni nelle Case di Comunità e compensi dedicati. Il Veneto punta ad anticipare l'attuazione della riforma territoriale.
Sanità pubblica

Il Veneto continua ad accelerare sull'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale. È stato infatti sottoscritto l'accordo tra la Regione e le rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale per garantire l'operatività delle Case di Comunità e rafforzare la rete dei servizi di prossimità prevista dal Pnrr.

L'intesa, valida fino al 31 dicembre 2026, disciplina la partecipazione dei medici di famiglia alle attività delle Case di Comunità nell'ambito della prima applicazione del nuovo Accordo collettivo nazionale 2022-2024.

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Come funzionerà il modello veneto

L'accordo riguarda sia le Case di Comunità Hub, con copertura sanitaria h24 per sette giorni alla settimana, sia le strutture Spoke, attive per dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana.

I medici di medicina generale saranno coinvolti principalmente nelle attività diurne feriali, tra le 8 e le 20, lavorando in équipe con gli altri professionisti sanitari presenti nelle strutture. Tra le attività previste figurano le visite ambulatoriali non urgenti, la gestione delle patologie croniche, il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici e l'utilizzo di strumenti diagnostici di base.

I turni avranno una durata minima di quattro ore e saranno assegnati prioritariamente ai medici del ruolo unico più recentemente incaricati e ai professionisti appartenenti all'Aggregazione Funzionale Territoriale di riferimento. Per l'attività svolta nelle Case di Comunità è previsto un compenso di circa 60 euro lordi all'ora, comprensivo delle quote integrative regionali e delle eventuali remunerazioni collegate agli obiettivi.

La Regione: "Un modello esportabile"

"Dopo settimane di confronti, che ho seguito anche in prima persona, abbiamo centrato il risultato. Primi in Italia, abbiamo dato vita a un modello 100% veneto che potrà essere esportato anche in altre regioni", ha commentato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.

Per l'assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l'accordo rappresenta un passaggio concreto verso il rafforzamento dell'assistenza territoriale: "Il Veneto sta progressivamente e concretamente delineando un servizio in più per i cittadini, integrato con l'attività già garantita dai medici di medicina generale".

Dal confronto nazionale alla sperimentazione regionale

L'intesa arriva mentre a livello nazionale prosegue il confronto sul futuro della medicina generale e sul ruolo che i medici di famiglia saranno chiamati a svolgere all'interno delle Case di Comunità. Negli ultimi giorni il dibattito si è concentrato sull'atto di indirizzo approvato dal Comitato di settore Regioni-Sanità, che prevede fino a sei ore settimanali di attività nelle nuove strutture territoriali, e sulle trattative che dovranno portare alla definizione del nuovo accordo collettivo nazionale.

In questo contesto, il Veneto sembra aver scelto una strada pragmatica: utilizzare gli strumenti di governance regionale e la contrattazione locale per dare attuazione agli obiettivi della riforma territoriale senza attendere la conclusione dell'intero percorso nazionale. Resta da capire se il modello potrà essere replicato in altre Regioni (come dichiarato da Stefani) e se riuscirà a rappresentare una risposta concreta alle criticità organizzative e professionali che continuano ad alimentare il confronto tra Governo, Regioni e rappresentanze della medicina generale.

Un banco di prova per autonomie e contrattazione

L'intesa raggiunta in Veneto apre inoltre due questioni che potrebbero avere effetti ben oltre i confini regionali. La prima riguarda il ruolo delle Regioni nella costruzione dei nuovi modelli di assistenza territoriale. Mentre a livello nazionale prosegue il confronto tra Governo, Regioni e rappresentanze professionali sul futuro della medicina generale, il Veneto ha scelto di utilizzare gli strumenti della governance regionale per dare una risposta immediata alle esigenze organizzative delle Case di Comunità. Una scelta che può essere letta anche come una dimostrazione della capacità delle amministrazioni territoriali di sviluppare soluzioni autonome su temi centrali per il Servizio sanitario.

La seconda riguarda invece il rapporto tra accordi regionali e rinnovo contrattuale nazionale. Negli ultimi mesi una parte significativa del mondo sindacale della medicina generale ha sostenuto che il ruolo dei medici di famiglia nelle Case di Comunità dovesse essere definito all'interno del nuovo Accordo collettivo nazionale. L'intesa veneta segue una strada diversa, individuando una soluzione operativa prima della conclusione del negoziato nazionale.

Resta quindi da capire se il modello sarà considerato un'esperienza locale utile ad anticipare la riforma oppure l'inizio di un percorso destinato a incidere sugli equilibri del confronto sindacale in corso.

Sanità pubblica
Commenti
PB
Paolo Barone
Proprio per niente. SMI non ha firmato, e se non si manterrà l'impegno alla partecipazione alle cdc senza obbligo, per tutti, non firmerà, nè a livello centrale, nè regionale.
Rispondi
23/06/2026 10:39

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