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Dolore cronico, 10 milioni di italiani senza una risposta adeguata

Sanità pubblica Lucia Oggianu | 19/06/2026 09:10

A oltre quindici anni dalla Legge 38, la terapia del dolore resta confusa con le cure palliative e il terapista del dolore non viene riconosciuto come specialista. Il 23 giugno al Senato si apre un confronto istituzionale per cambiare rotta.

Terapia del dolore e cure palliative

Uno dei nodi più critici, secondo gli Stati Generali del Dolore Cronico, task force nazionale di clinici e professionisti della salute, è la persistente confusione tra due ambiti assistenziali profondamente diversi. La terapia del dolore si rivolge a chi soffre di dolore cronico non legato al fine vita: il suo obiettivo è ridurre o eliminare il dolore, recuperare l'autonomia, permettere il reinserimento sociale e lavorativo.

Le cure palliative intervengono invece nelle fasi avanzate e terminali delle malattie, quando la priorità diventa il controllo dei sintomi e la qualità della vita residua. Sovrapporre questi due percorsi non è solo un errore concettuale: ha conseguenze concrete sull'accesso alle cure. Genera disorientamento tra pazienti, operatori sanitari e decisori pubblici, e impedisce al sistema di rispondere in modo appropriato a bisogni che sono, nella sostanza, molto diversi.

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Il terapista del dolore

Al centro del dibattito c'è anche la questione del riconoscimento professionale. Il terapista del dolore è il medico specialista di riferimento per la diagnosi e il trattamento del dolore come patologia autonoma: coordina percorsi multidisciplinari, attiva terapie innovative e ad alta complessità, garantisce una presa in carico continuativa nel tempo. Eppure, questa figura non è ancora pienamente valorizzata all'interno della programmazione sanitaria nazionale.

Le criticità sono note: reti territoriali sviluppate in modo disomogeneo tra le regioni, dati epidemiologici insufficienti, applicazione non uniforme della Legge 38, percorsi strutturati carenti. Una situazione che ha un costo umano e anche economico: le evidenze dimostrano che una presa in carico tempestiva e appropriata nei centri specialistici riduce ricoveri, prestazioni inappropriate e spesa complessiva per il Servizio sanitario nazionale.

Cosa chiedono gli Stati Generali del Dolore Cronico

La posizione espressa dagli Stati Generali è chiara: serve una nuova fase di sviluppo dell'area terapeutica. Le richieste includono il pieno riconoscimento del terapista del dolore come specialista, la completa attuazione della Legge 38, il rafforzamento delle reti cliniche regionali, strumenti omogenei di rilevazione delle attività assistenziali, potenziamento della formazione e percorsi di cura uniformi su tutto il territorio nazionale.

Il dolore cronico rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica del Paese. Affrontarlo significa garantire diritti, restituire dignità alle persone e costruire un modello assistenziale capace di rispondere in maniera efficace, sostenibile e uniforme a un bisogno che coinvolge milioni di cittadini.

Istituzioni e pazienti intorno allo stesso tavolo

Il confronto si sposta ora sul piano istituzionale. Il 23 giugno, presso il Senato della Repubblica, è in programma l'incontro "La vita delle persone con dolore cronico. Costruire risposte, avviare percorsi, garantire cura ed assistenza", promosso da parlamentari di diversi schieramenti e organizzato dall'Alleanza sul dolore, iniziativa di Health Engine che raccoglie 13 federazioni e associazioni di pazienti.

L'obiettivo è tradurre il confronto tra clinici, istituzioni, associazioni e stakeholder del sistema salute in proposte concrete per una politica nazionale dedicata alla terapia del dolore: distinta dalle cure palliative, ma con esse complementare.

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