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PMA, non più una corsa contro il tempo: oggi il percorso verso un figlio si costruisce su misura

Infertilità

C'è stato un tempo in cui la Procreazione medicalmente assistita veniva vissuta come una scommessa: un ciclo, un tentativo, un risultato da ottenere subito. Oggi la prospettiva sta cambiando. La medicina della riproduzione guarda sempre meno al singolo trattamento e sempre più all'intero percorso che una coppia affronta per realizzare il desiderio di avere un figlio. Un passaggio culturale che emerge con forza dai dati presentati al 42° congresso annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), in corso a Londra, dove gli esperti parlano di una nuova stagione della PMA fondata su personalizzazione, prevenzione e continuità delle cure.

 

"La personalizzazione del percorso non è più un'aspirazione: è una necessità supportata dai dati. Gli studi presentati a ESHRE indicano come sia sempre più possibile disegnare percorsi costruiti sulla biologia reale di ogni aspirante genitore», afferma Antonio Pellicer, professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia dell'Università di Valencia e fondatore di IVI –. Sapere quanti ovociti possono essere necessari per realizzare un progetto di famiglia, conoscere il peso dell'età uterina anche nell’eterologa, ridurre l’abbandono con strategie multiciclo: questa è la direzione verso cui la PMA sta andando".

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Dati che cambiano le decisioni

Uno dei lavori più significativi presentati al congresso mette in discussione una convinzione consolidata nella pratica clinica. Lo studio multicentrico coordinato da ricercatori della IVIRMA Global Research Alliance, che ha analizzato oltre 14 mila trasferimenti di embrioni ottenuti da ovociti donati, mostra che l’assenza del cosiddetto pattern endometriale trilaminare non riduce le probabilità di nascita quando lo spessore dell'endometrio è adeguato.

Si tratta di un risultato rilevante perché, fino a oggi, questo aspetto ecografico era spesso considerato un requisito indispensabile per procedere al trasferimento embrionale. In alcuni casi, la sua assenza poteva persino portare alla cancellazione del ciclo. I dati presentati dal ricercatore Pietro Molinaro suggeriscono invece che alcune decisioni cliniche possano essere rivalutate alla luce di evidenze più solide, evitando interruzioni che potrebbero non essere necessarie. L'obiettivo, spiegano gli esperti, è accompagnare le coppie lungo un percorso più prevedibile e personalizzato, basato su dati reali e non su automatismi o convinzioni consolidate.

L'età resta una variabile decisiva

Se la ricerca sta contribuendo a rendere la PMA sempre più personalizzata, esistono però limiti biologici che continuano a pesare. Uno di questi riguarda l’età dell'utero. Uno studio presentato da Beatrice Crestani, ricercatrice della IVIRMA Global Research Alliance e di IVI Roma, ha analizzato 2.760 trasferimenti embrionali ottenuti attraverso donazione di ovociti e ha evidenziato che, anche quando gli ovociti provengono da donne giovani, le probabilità di successo diminuiscono oltre i 49 anni per effetto dei cambiamenti che interessano l'utero e l'endometrio.

I dati mostrano infatti che il tasso di nascita per singolo trasferimento passa dal 46,2% nelle donne tra 35 e 40 anni al 31,7% nelle pazienti di età pari o superiore a 49 anni. Allo stesso tempo il rischio di aborto spontaneo aumenta in modo significativo. "L’età della donna rimane un fattore di cui tenere conto per una corretta valutazione e un adeguato counseling anche nei percorsi di donazione – sottolinea Mauro Cozzolino, direttore clinico di IVI Bologna – proprio perché la fertilità femminile è maggiormente condizionata dal fattore tempo, la medicina riproduttiva deve guardare oggi alla coppia in modo integrato e creare percorsi personalizzati grazie ai progressi e all'innovazione ottenuti".

Anche lui ha un orologio biologico

Per anni il tema dell'età riproduttiva è stato associato quasi esclusivamente alle donne. Le ricerche presentate a Londra invitano invece a considerare con maggiore attenzione anche il contributo maschile. Uno studio coordinato da Laura Mossetti, embriologa di IVI Roma e ricercatrice della Fondazione IVI, ha osservato che negli uomini oltre i 45 anni aumenta il numero di varianti genetiche presenti esclusivamente negli spermatozoi. In particolare, è stato riscontrato un incremento del 31% delle varianti somatiche spermatozoo-specifiche rispetto agli uomini under 30.

Il lavoro non dimostra un aumento diretto del rischio per i figli, ma suggerisce che alcune alterazioni genetiche potrebbero non essere rilevate dai tradizionali test preconcezionali eseguiti sul sangue. "Il nostro studio mostra che il DNA degli spermatozoi può contenere varianti non rilevabili nel sangue e che il numero di queste varianti somatiche aumenta con l'età paterna – spiega Laura Mossetti –. È un risultato preliminare, ma importante, perché suggerisce che la valutazione genetica preconcezionale potrebbe in futuro dover considerare con maggiore attenzione anche il contributo maschile".

A invitare a superare una visione esclusivamente femminile della fertilità è anche Rossella Mazzilli, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Andrologia e Diabetologia dei centri IVI e Genera: "dobbiamo superare l'idea che la fertilità sia una responsabilità quasi esclusivamente femminile. Dopo i 45 anni non si smette di essere potenzialmente fertili. Ma la medicina della riproduzione deve guardare alla coppia in modo integrato, considerando la salute metabolica, ormonale e seminale, ma anche l'età paterna e l'esposizione ai fattori di rischio accumulati nel corso della vita".

Verso una medicina della riproduzione sempre più personalizzata

La PMA non può più essere letta come una successione di tentativi isolati. È il messaggio che arriva chiaro e forte dal congresso. Le nuove evidenze scientifiche spingono verso percorsi costruiti sulle caratteristiche biologiche della coppia, capaci di tenere insieme prognosi, aspettative e tempi della fertilità. Un approccio che punta a trasformare la medicina della riproduzione da risposta all'infertilità a vero progetto di genitorialità, in un Paese che continua a fare i conti con il calo delle nascite.

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