
Egregio Editore/Direttore,
Le scrivo in merito all'articolo "Minori Lgbtqia+, la guida dei pediatri diventa terreno di scontro ideologico", che, mi consenta, liquida in modo oggettivamente inveritiero la nostra richiesta di ritiro della guida SIP-ACP "Oltre lo sguardo" come priva di "peso scientifico", contrapposta a un documento che si presume scientificamente fondato sol perché redatto da "organizzazioni scientifiche", sebbene, si noti, l'ACP, che ha avuto un ruolo prevalente nella scrittura del testo, non ha assolutamente tale status, essendo un'associazione di promozione sociale e culturale come onestamente chiarisce il nome stesso.
L'articolo afferma che la nostra posizione "non entra nel merito delle evidenze scientifiche richiamate dal documento". La falsità di tale attestazione è chiaramente smentita da quanto Pro Vita & Famiglia ha pubblicamente argomentato — negli stessi articoli richiamati anche dalla nostra petizione e dai nostri comunicati stampa che il redattore dell'articolo ha usato come espediente per la scrittura del pezzo:
"Dalla Società Italiana di Pediatria un documento per trasformare i pediatri in militanti Lgbt" (28/06/2026), dove evidenziamo l'omissione, da parte della guida, del dato secondo cui nella maggioranza dei casi il disagio identitario in età evolutiva si riassorbe autonomamente con lo sviluppo adolescenziale (fenomeno della desistenza, ampiamente documentato in letteratura), oltre che il mancato riferimento alla Cass Review;
"I dettagli della guida Lgbt dei pediatri italiani. Contraddice il suo stesso Statuto?" (03/07/2026), dove documentiamo puntualmente: l'omissione delle conclusioni della Cass Review (2024, la revisione più ampia mai condotta sulla medicina di genere in età evolutiva) sui bloccanti della pubertà, di cui la guida cita solo la voce di glossario sulla triptorelina come "reversibile", senza le cautele adottate dal NHS britannico; l'assenza di riferimento al position statement del febbraio 2024 dell'European Academy of Paediatrics, che chiede "molte più ricerche" su soppressione puberale e ormoni cross-sex; il mancato confronto con le revisioni restrittive di Finlandia (2020), Svezia, Norvegia (2023), Danimarca e Regno Unito (chiusura del GIDS del Tavistock Centre); una bibliografia sbilanciata su AAP e WPATH, a fronte dell'assenza di riferimenti alle comorbidità psichiatriche frequentemente associate alla disforia di genere;
"Ecco chi ha scritto la Guida Lgbt dei pediatri italiani" (05/07/2026), dove ricostruiamo la provenienza delle fonti citate dalla guida: la collaborazione strutturale dell'ACP con l'associazione militante Agedo, la bibliografia consigliata dal Gruppo di Studio Pediatria di Genere (saggistica femminista e attivista, non letteratura scientifica), e il fatto che una delle autrici della guida abbia contribuito anche all'edizione italiana degli Standard di Cura 8 della WPATH.
Presentare tutto questo come inesistente e affermare che il nostro unico scopo sarebbe quello - cito - di "trasferire semplicemente il confronto sul terreno della delegittimazione politica delle società scientifiche che hanno prodotto la guida", per poi concludere che le due posizioni "non hanno lo stesso peso scientifico", non è un bilanciamento giornalistico: è un'omissione che altera la rappresentazione dei fatti ai lettori (i malevoli potrebbero aggiungere: scientemente). Mi consenta poi altre due considerazioni:
1. Il contenuto della guida non è neutro sul piano ideologico. Non si tratta di un vocabolario clinico per l'ascolto in ambulatorio: il documento raccomanda l'esposizione di bandiere e simboli arcobaleno in sala d'attesa, la distribuzione di materiale informativo di associazioni Lgbt, la sostituzione di "madre/padre" con "genitore" nei moduli, la promozione della carriera alias — priva di base legale — e l'identificazione dei minori come "non binari" o "agender". A ciò si aggiunge, come documentato nel nostro articolo del 5 luglio, la genesi stessa del documento: redatto con il contributo strutturale di un'associazione di movimento (Agedo) e con una bibliografia di riferimento composta in larga parte da saggistica militante. Sono elementi che collocano il documento nell'alveo di una specifica visione antropologica dell'identità, non in quello di un protocollo clinico fondato su evidenze.
Le chiedo: come mai nel suo articolo di omette chirurgicamente di dar conto ai vostri lettori degli specifici contenuti della guida che Pro Vita & Famiglia ha denunciato? Come, ad esempio, il caso narrativo di un bambino di 3 anni - ripeto: 3 anni - che il pediatra, senza alcuna competenza, dovrebbe diagnosticare come soggetto con "varianza di genere" favorendo il cambio di nome, abiti e trattamento sociale. Qual è il fondamento scientifico di tale prassi?
2. Le fonti della guida sono scientificamente fragili. Il documento si appoggia su AAP e WPATH — quest'ultima richiamata anche tramite il coinvolgimento diretto di una coautrice della guida nella redazione degli Standard di Cura 8 italiani — senza mai confrontarsi con le posizioni alternative sopra richiamate, né spiegare perché vengano scartate le più recenti revisioni sistematiche europee.
A questo aggiungiamo due domande dirette, alle quali un servizio informativo rivolto a 150.000 medici dovrebbe poter rispondere prima di derubricare la nostra posizione a mero rumore ideologico:
a) L'art. 19 dello Statuto SIP affida al Comitato Scientifico la responsabilità della "verifica e controllo della qualità... della produzione tecnico-scientifica, sulla base di indici di produttività scientifica e bibliometrica validati dalla comunità scientifica internazionale e conformi alle best practice". Il Comitato Scientifico della SIP ha formalmente vidimato "Oltre lo sguardo" secondo questi criteri statutari prima della pubblicazione? Se sì, con quale istruttoria; se no, a quale titolo il documento viene presentato come produzione della Società scientifica?
b) Se "Oltre lo sguardo" è davvero un documento di pratica clinica fondato su evidenze, perché non risulta tra le linee guida sottoposte al Sistema Nazionale Linee Guida dell'Istituto Superiore di Sanità (SNLG-ISS) — il canale previsto dalla L. 24/2017 per la validazione indipendente delle raccomandazioni cliniche? La sua assenza dall'elenco ISS è una scelta, una svista, o la conseguenza del fatto che il documento non avrebbe retto quel vaglio?
Chiediamo che queste due domande vengano girate a SIP e ACP e che la risposta — o il silenzio — venga riportato ai lettori con lo stesso rilievo riservato all'articolo in oggetto.
Le chiedo, cortesemente, di voler pubblicare la presente comunicazione sul vostro stimato portale come esercizio del diritto di replica e rettifica circa il reale merito della nostra posizione sulla guida "Oltre lo sguardo".
Distinti saluti
La lettera di Pro Vita & Famiglia solleva una contestazione puntuale che è corretto riconoscere: nell’articolo si afferma che la richiesta di ritiro della guida "non entra nel merito delle evidenze scientifiche richiamate dal documento". La formulazione è eccessivamente categorica: nei propri interventi pubblici l’associazione ha contestato anche la selezione delle fonti e l’impostazione scientifica della guida. Su questo punto la precisazione è doverosa.
Ciò non modifica, tuttavia, il senso complessivo dell’articolo stesso.. Dottnet ha dato ampio conto della posizione di Pro Vita & Famiglia, riportandone le principali contestazioni, la definizione della guida come "spazzatura ideologica" e persino la richiesta di dimissioni del presidente e dell’intero Consiglio direttivo della SIP. La posizione dell’associazione, dunque, non è stata ignorata né censurata: al contrario è stata considerata una notizia e, proprio per questo, portata all’attenzione dei lettori.
L’articolo ha inoltre distinto la natura dei soggetti coinvolti: da una parte un documento pubblicato congiuntamente anche dalla Società italiana di pediatria, dall’altra un’associazione impegnata in campagne culturali e politiche sui temi oggetto della controversia. Rilevare questa differenza non significa sottrarre la guida alla critica scientifica né negare a Pro Vita & Famiglia il diritto di contestarla.
Le questioni sollevate dall’associazione sulla validazione, sulle fonti e sui contenuti di "Oltre lo sguardo" riguardano gli autori e gli enti responsabili della pubblicazione. Dottnet non è l’ufficio stampa di SIP o ACP e non può essere chiamata a rispondere delle loro scelte scientifiche e procedurali, né ad assumere come propria l’agenda del confronto indicata da uno dei soggetti coinvolti.
La pubblicazione integrale di questa lettera consente ora ai lettori di conoscere senza mediazioni tutte le argomentazioni di Pro Vita & Famiglia. La correzione di una formulazione eccessivamente categorica non modifica però il senso dell’articolo né trasforma una legittima valutazione giornalistica della polemica in una rappresentazione falsa o lesiva dell’associazione.




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