
Un gonfiore che spesso viene scambiato per un disturbo passeggero, un senso di pesantezza che compare in modo graduale, una pelle più fragile e vulnerabile alle infezioni. È così che può manifestarsi il linfedema, una condizione cronica che interessa una quota significativa di persone che hanno affrontato un tumore e che nei mesi estivi tende a diventare più difficile da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole, infatti, possono aggravare i sintomi e aumentare il rischio di complicanze.
Per aiutare pazienti e caregiver a conoscere meglio questa patologia e a prevenirne le conseguenze, l’IDI-IRCCS di Roma ha ospitato oggi un nuovo appuntamento del Programma quinquennale di educazione terapeutica promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti-IDI IRCCS.
Una complicanza frequente dopo le cure oncologiche
Secondo gli specialisti, fino all’80% dei pazienti oncologici può sviluppare un linfedema, una condizione caratterizzata dall’accumulo di linfa nei tessuti e dal conseguente gonfiore di una parte del corpo. Se non riconosciuto e trattato tempestivamente, il disturbo può avere ripercussioni importanti sulla quotidianità, limitando i movimenti e influenzando il benessere fisico e psicologico.
«Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche – sottolinea Laura Colonna, direttore dell'UOC CEDRI-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell'Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell'IDI-IRCCS –. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata».
Estate, un periodo critico per chi convive con il linfedema
Le alte temperature rappresentano una sfida aggiuntiva per chi soffre di linfedema. L’aumento della sudorazione e l’esposizione ai raggi solari possono infatti rendere la pelle più sensibile, favorendo irritazioni, infiammazioni e infezioni. Per questo motivo la cura della cute, insieme a una corretta igiene quotidiana, è considerata una parte integrante del trattamento. Non si tratta soltanto di un accorgimento estetico, ma di una strategia fondamentale per ridurre il rischio di complicanze e preservare la qualità di vita.
Riconoscere i sintomi prima che il problema peggiori
Uno degli aspetti più insidiosi della malattia è che i sintomi iniziali possono essere sfumati e facilmente trascurati. Sensazione di pesantezza, lieve gonfiore, tensione cutanea o riduzione della mobilità possono comparire molto prima delle manifestazioni più evidenti. «Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente – spiega Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e direttore scientifico dell’IDI-IRCCS –. Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche».
Un percorso condiviso tra specialisti, pazienti e caregiver
La gestione del linfedema richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga professionisti sanitari, familiari e associazioni di pazienti. La presa in carico, spiegano gli esperti, deve accompagnare la persona nel tempo e non limitarsi ai soli momenti di terapia. «Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema», afferma Annarita Panebianco, direttore sanitario dell’IDI-IRCCS. «Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare».
L’impatto sulla vita quotidiana
Oltre al gonfiore, il linfedema può provocare dolore, limitazioni funzionali e un marcato impatto psicologico. Una condizione che pesa spesso su persone già messe alla prova dal percorso oncologico e che può coinvolgere anche l’intero nucleo familiare. «Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia – evidenzia Federica De Galitiis, direttore dell’UOC di Oncologia dell’IDI-IRCCS –. Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente».
La tempestività resta un fattore decisivo. «Riconoscere in fretta il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile», aggiunge Corrado Cirielli, responsabile dell’Ambulatorio di Prevenzione, Diagnosi e Cura del Linfedema dell’IDI-IRCCS.
La riabilitazione come parte essenziale delle cure
Accanto alla prevenzione e alla diagnosi precoce, il percorso terapeutico comprende la terapia fisioterapica decongestiva e un’intensa attività di educazione del paziente alla gestione quotidiana della malattia. «Il confronto con i dermatologi rappresenta una naturale evoluzione del nostro lavoro – conclude Roberto Bartoletti, fisioterapista dell’IDI-IRCCS e coordinatore dell’attività fisioterapica dedicata al linfedema – Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme».




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.