
La sanità privata continua a crescere. Secondo le prime stime contenute nell'ultimo report dell'Area Studi Mediobanca dedicato ai principali operatori sanitari italiani, nel 2025 il fatturato aggregato del comparto dovrebbe aumentare del 3,7%, con dinamiche particolarmente sostenute nell'assistenza agli anziani (+7,9%), seguita dall'assistenza ospedaliera (+3,9%), dalla diagnostica (+2,8%) e dalla riabilitazione (+2,6%).
Numeri che confermano una tendenza ormai consolidata e che, oltre al dato economico, sollevano una questione più ampia: quella della governance di un sistema sanitario nel quale il ruolo degli operatori privati, in particolare quelli accreditati, assume un peso sempre più rilevante nell'erogazione delle prestazioni.
Nel 2024 ricavi a 13,4 miliardi di euro
L'analisi prende in considerazione 38 gruppi sanitari privati con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro. Nel 2024 i ricavi complessivi hanno raggiunto 13,4 miliardi di euro, con una crescita del 5,5% rispetto al 2023 e del 22% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019. Il settore ha così consolidato il recupero successivo alla flessione del 2020 (-6,5%), proseguito con il rimbalzo del 2021 (+14,1%), il più contenuto incremento del 2022 (+2,6%) e il +6,1% registrato nel 2023.
La crescita più marcata rispetto al 2019 riguarda i gestori di Rsa (+25,9%), sostenuti dall'aumento dell'occupazione dei posti letto e dall'apertura di nuove strutture. Seguono gli operatori della diagnostica (+22,9%), quelli dell'assistenza ospedaliera (+22,8%) e, più distanziati, quelli della riabilitazione (+10,1%). Anche la redditività continua a migliorare. Dopo la frenata del 2022, nel 2024 il margine operativo netto è aumentato del 24,9% rispetto all'anno precedente, pur rimanendo ancora al di sotto dei livelli registrati prima della pandemia.
Gruppo San Donato in testa, cresce anche l'occupazione
Per ricavi, il primo operatore italiano si conferma Papiniano, holding del Gruppo San Donato e dell'Ospedale San Raffaele, con 2,163 miliardi di euro, seguito da Humanitas (1,26 miliardi), Gvm - Gruppo Villa Maria (968 milioni), Policlinico Gemelli (946 milioni) e Kos (799 milioni).
Il report evidenzia inoltre modelli di business differenti tra gli operatori. Alcuni gruppi realizzano la gran parte dei ricavi attraverso attività in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale, mentre altri presentano una quota significativa di attività in solvenza o finanziata da fondi sanitari e assicurazioni.
Nel 2024 è cresciuta anche l'occupazione: il personale delle società analizzate supera le 102 mila unità, con un incremento del 5,3% rispetto al 2023 e del 17,5% rispetto al 2019.
Oltre i numeri: la questione della governance
Il report di Mediobanca fotografa un settore in buona salute, ma suggerisce anche una riflessione che va oltre i risultati economici. La crescita degli operatori privati rappresenta infatti uno dei segnali della trasformazione in corso del Servizio sanitario nazionale, nel quale il privato accreditato è ormai una componente strutturale dell'offerta assistenziale in molti ambiti.
Non si tratta di una dinamica necessariamente positiva o negativa. Diventa però sempre più rilevante il tema di come governare un sistema nel quale soggetti pubblici e privati concorrono all'erogazione delle prestazioni, mantenendo al centro gli obiettivi di equità, universalità e programmazione sanitaria. La questione riguarda diversi aspetti: dalla distribuzione degli investimenti tra attività più e meno remunerative alla programmazione territoriale dell'offerta, fino alla competizione per il personale sanitario.
Quest'ultimo rappresenta probabilmente una delle questioni più delicate. La crescente domanda di professionisti, in un contesto caratterizzato da carenze di medici, infermieri e altre figure sanitarie, può infatti accentuare la competizione tra operatori pubblici e privati, con effetti che si riflettono sulle politiche retributive, sull'organizzazione dei servizi e sulla sostenibilità complessiva del sistema.
In questo scenario, la sfida non sembra essere quella di contrapporre ideologicamente pubblico e privato, ma di rafforzare gli strumenti di governo del sistema, affinché la crescita degli operatori sanitari si sviluppi in modo coerente con la programmazione del Servizio sanitario nazionale e con i bisogni di salute della popolazione.




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