|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Tossicità delle immunoterapie: dalla gestione degli eventi acuti al follow-up a lungo termine.

Oncologia
Ematologia

Abstract


L’avvento delle terapie con cellule CAR-T, degli anticorpi bispecifici (BsAbs) e degli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) ha trasformato radicalmente l’oncoematologia, offrendo risposte durature in patologie precedentemente refrattarie. Tuttavia, queste strategie espongono i pazienti a uno spettro complesso di tossicità, dalla sindrome da rilascio di citochine (CRS) e neurotossicità acuta (ICANS) fino agli eventi avversi immuno-correlati (irAEs) cronici. La gestione clinica richiede una diagnosi precoce basata su biomarcatori e un approccio multidisciplinare per bilanciare l’efficacia terapeutica e la sicurezza. Questa revisione analizza le strategie di intervento correnti, l’importanza del monitoraggio a lungo termine e le sfide poste dalle tossicità tardive e persistenti.

pubblicità


L’integrazione delle modalità immunoterapiche ha ridefinito il panorama del trattamento per le neoplasie ematologiche, in particolare per i pazienti con malattia recidivante o refrattaria.[1] Le terapie con cellule T esprimenti un recettore antigenico chimerico (CAR-T) e gli anticorpi bispecifici (BsAbs) sono emerse come strumenti potenti, specialmente nelle neoplasie a cellule B, agendo attraverso il riconoscimento mirato di antigeni specifici come il CD19.[1] Parallelamente, gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) sono diventati un pilastro fondamentale della terapia oncologica, con un utilizzo crescente anche in contesti (neo) coadiuvanti e di mantenimento.[2] Nonostante l’efficacia clinica, queste terapie presentano complicanze precoci e tardive che possono incidere in modo significativo sugli esiti clinici.[1]

Le complicanze precoci, come la sindrome da rilascio di citochine (CRS) e la sindrome da neurotossicità associata a cellule effettrici immunitarie (ICANS), sono guidate dall’attivazione immunitaria acuta intrinseca ai trattamenti CAR-T e bispecifici.[1] La CRS è una delle complicazioni  più prevalenti, derivante da un’ondata di citochine rilasciate dalle cellule T attivate, che porta a un’infiammazione sistemica potenzialmente pericolosa per la vita.[1] Essa si manifesta tipicamente entro pochi giorni dall’infusione, con un’incidenza che varia dal 70% al 90% a seconda del costrutto CAR-T utilizzato.[1] I sintomi della CRS spaziano da lievi quadri simil-influenzali a infiammazioni sistemiche gravi con ipotensione, febbre alta e insufficienza multiorgano.[1] La gestione della CRS è graduata in base alla gravità: i casi lievi richiedono cure di supporto, mentre per i gradi da moderati a gravi è raccomandato il trattamento con tocilizumab, un anticorpo monoclonale mirato ai recettori dell’interleuchina-6 (IL-6).[1]

L’ICANS rappresenta un’altra complicanza precoce significativa, caratterizzata da sintomi che vanno dalla confusione e tremori fino a crisi epilettiche ed edema cerebrale.[1] La fisiopatologia dell’ICANS è complessa e mediata sia dal traffico diretto di cellule CAR-T nel sistema nervoso centrale (SNC) sia da risposte infiammatorie secondarie che interrompono la barriera emato-encefalica.[1] La diagnosi tempestiva si basa su strumenti di valutazione standardizzati come il punteggio ICE (Immune Effector Cell-Associated Encephalopathy), che valuta l’orientamento e le capacità cognitive del paziente.[1] Per la gestione dell’ICANS, i corticosteroidi come il desametasone si confermano il trattamento di prima linea, associati a cure neurocritiche di supporto.[1]

Gli anticorpi bispecifici presentano profili di neurotossicità generalmente meno comuni e meno gravi rispetto alle CAR-T, colpendo circa il 10-15% dei pazienti.[1]

Passando agli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), gli eventi avversi immuno-correlati (irAEs) possono colpire virtualmente qualsiasi organo.[3] Le tossicità cutanee sono le più frequenti, manifestandosi in oltre il 50% dei pazienti, sebbene siano raramente gravi.[3] Le manifestazioni includono eruzioni maculopapulari non specifiche, reazioni lichenoidi e psoriasi.[3] Le tossicità gastrointestinali, in particolare la colite indotta da ICI, rappresentano un’altra sfida clinica rilevante, con incidenze di diarrea che raggiungono il 35% con la terapia combinata anti-CTLA-4 e anti-PD-1.[3] La diagnosi richiede spesso valutazioni endoscopiche per distinguere tra colite infiammatoria e altre eziologie.[3] Il trattamento si basa sull’uso di corticosteroidi orali o endovenosi, con il ricorso a farmaci biologici come infliximab o vedolizumab nei casi refrattari ai comuni steroidi.[3]

Le endocrinopatie immuno-correlate sono relativamente frequenti e presentano una gestione peculiare poiché le carenze ormonali risultano spesso permanenti.[3] L’ipotiroidismo primario è la forma più comune, verificandosi nel 6-9% dei pazienti trattati con anti-PD-1.[3] L’ipofisite è invece quasi esclusiva dei regimi contenenti anti-CTLA-4, legata all’espressione di CTLA-4 sulle cellule secernenti ormoni della ghiandola pituitaria.[3] A differenza di altri irAEs, le endocrinopatie non richiedono tipicamente alte dosi di steroidi per la risoluzione, ma una terapia sostitutiva ormonale a vita.[2,3]

Questo fenomeno è stato descritto come “burnout” cellulare, in cui il danno infiammatorio porta alla perdita irreversibile della funzione ghiandolare.[2]

Oltre alle fasi acute, stanno emergendo tossicità croniche e tardive, precedentemente sottostimate a causa della limitata sopravvivenza dei pazienti con malattia metastatica.[2] Dati recenti suggeriscono che gli irAEs cronici, definiti come persistenti per oltre 12 settimane dopo la sospensione della terapia, possono interessare fino al 40% dei pazienti.[2] Oltre alle endocrinopatie, l’artrite infiammatoria e la sindrome sicca sono esempi comuni di tossicità cronica “smouldering”, caratterizzate da un’infiammazione subacuta persistente che può compromettere significativamente la qualità della vita.[2] L’artrite immuno-correlata spesso non risponde in modo ottimale ai soli steroidi e può richiedere l’uso di farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs).[2]

Nelle terapie cellulari CAR-T e nei BsAbs, le complicanze tardive includono citopenie prolungate e ipogammaglobulinemia.[1] Le citopenie persistenti, come neutropenia e trombocitopenia, colpiscono il 30-40% dei pazienti oltre il primo mese dall’infusione.[1] Tali condizioni aumentano il rischio di infezioni opportunistiche, richiedendo una profilassi antimicrobica rigorosa e, talvolta, infusioni periodiche di immunoglobuline endovenose (IVIG) per contrastare l’aplasia delle cellule B.[1] Un rischio raro ma critico a lungo termine è rappresentato dalle neoplasie secondarie, che possono derivare da precedenti trattamenti genotossici o, teoricamente, da mutagenesi inserzionale associata alla modificazione genetica delle cellule T1. La sorveglianza a lungo termine con emocromo completo e valutazioni radiologiche è pertanto essenziale per questi pazienti.[1]

Le tossicità fatali, sebbene rare (0,4-1,2% dei pazienti trattati con ICI), richiedono una considerazione particolare alla luce del potenziale di sopravvivenza a lungo termine.[2] La miocardite è l’evento con il più alto tasso di mortalità, spesso presentando aritmie refrattarie e miastenia grave concomitante.[2,3] La diagnosi si avvale della misurazione della troponina e della risonanza magnetica cardiaca (CMR), con un intervento immediato basato su alte dosi di metilprednisolone.[3] In caso di resistenza agli steroidi, possono essere presi in considerazione agenti immunosoppressori di seconda linea come abatacept o alemtuzumab.[3]

Infine, la decisione di riprendere l’immunoterapia dopo un evento avverso grave (rechallenge) rimane una sfida decisionale.[3] I dati suggeriscono che la ricorrenza degli irAEs si verifica nel 25-50% dei pazienti sottoposti a rechallenge con anti-PD-1.[2] Una strategia di de-escalation o l’uso di immunomodulatori selettivi potrebbe mitigare questo rischio, ma sono necessari ulteriori studi prospettici per definire i protocolli di sicurezza.[2]

In conclusione, l’era della medicina di precisione in oncoematologia richiede una comprensione profonda non solo dell’efficacia antitumorale, ma anche delle interazioni a lungo termine tra il sistema immunitario attivato e i tessuti dell’ospite.[1] Solo attraverso un monitoraggio multidisciplinare e personalizzato sarà possibile ottimizzare la qualità della vita e la sopravvivenza globale dei pazienti che beneficiano di queste terapie trasformative.[1]

Referenze:

  1. Bangolo A, Amoozgar B, Mansour C, Zhang L, Gill S, Ip A, Cho C. Comprehensive Review of Early and Late Toxicities in CAR T-Cell Therapy and Bispecific Antibody Treatments for Hematologic Malignancies. Cancers (Basel). 2025 Jan 17;17(2):282. doi: 10.3390/cancers17020282. PMID: 39858064; PMCID: PMC 11764151.
  2. Johnson DB, Nebhan CA, Moslehi JJ, Balko JM. Immune-checkpoint inhibitors:long-term implications of toxicity. Nat Rev Clin Oncol. 2022 Apr;19(4):254-267. doi: 10.1038/s41571-022-00600-w. Epub 2022 Jan 26. PMID: 35082367; PM CID: PMC8790946.
  3. Haanen J, Obeid M, Spain L, Carbonnel F, Wang Y, Robert C, Lyon AR, Wick W, Kostine M, Peters S, Jordan K, Larkin J; ESMO Guidelines Committee. Electronic address: clinicalguidelines@esmo.org. Management of toxicities from immunotherapy: ESMO Clinical Practice Guideline for diagnosis, treatment and follow-up. Ann Oncol. 2022 Dec;33(12):1217-1238. doi: 10.1016/j.annonc.20 22.10.001. Epub 2022 Oct 18. PMID: 36270461.
Oncologia
Ematologia
Commenti

I Correlati

Nuove frontiere dell’immunoterapia oncoematologica: anticorpi bispecifici, trispecifici e terapie cellulari.
Oncologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Tumore cerebrale pediatrico tra i più letali: al via in Europa una nuova sperimentazione di immunoterapia per il DIPG
Oncologia
Tumore cerebrale pediatrico tra i più letali: al via in Europa una nuova sperimentazione di immunoterapia per il DIPG
Un consorzio internazionale, con la partecipazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, punta a testare una strategia terapeutica innovativa contro il glioma pontino intrinseco diffuso, una neoplasia rara che oggi offre pochissime possibilità di cu
Tumore di rene e fegato, scoperto il punto debole delle cellule resistenti alle terapie
Ricerca
Tumore di rene e fegato, scoperto il punto debole delle cellule resistenti alle terapie
Uno studio coordinato dall’Università di Roma Tor Vergata e dal Danish Cancer Institute identifica un meccanismo metabolico che aiuta i tumori a sfuggire ai farmaci, ma che potrebbe diventare un nuovo bersaglio terapeutico
Alimenti ultra-processati, perché aumentano il rischio per cuore, metabolismo e intestino
Malattie Cardiovascolari
Alimenti ultra-processati, perché aumentano il rischio per cuore, metabolismo e intestino
Non solo calorie o zuccheri: questi prodotti possono alterare i meccanismi che regolano fame, microbiota e infiammazione. E le conseguenze si riflettono su obesità, diabete e salute cardiovascolare
Intelligenza artificiale in oncologia, un nuovo modello apre la strada a decisioni cliniche più personalizzate
Ricerca
Intelligenza artificiale in oncologia, un nuovo modello apre la strada a decisioni cliniche più personalizzate
Uno studio pubblicato su Nature Medicine presenta COMPASS, un modello di intelligenza artificiale in grado di prevedere la risposta all'immunoterapia in diversi tumori.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.