
Le malattie infettive emergenti rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari globali. L'esperienza maturata con COVID-19, influenza aviaria, mpox ed Ebola ha evidenziato come la prevenzione non possa limitarsi alla sorveglianza clinica, ma debba includere anche il monitoraggio degli animali domestici e selvatici e dei fattori ambientali. È questo il principio alla base dell'approccio One Health, al centro di una review pubblicata nel 2025 che ha analizzato oltre 200 sistemi di sorveglianza sviluppati a livello internazionale.
Secondo gli autori, i sistemi One Health consentono di integrare informazioni provenienti da ospedali, laboratori di microbiologia, servizi veterinari, fauna selvatica, allevamenti e monitoraggio ambientale, creando piattaforme digitali in grado di individuare segnali precoci di nuove epidemie. L'obiettivo è ridurre il tempo che intercorre tra la comparsa di un agente patogeno e l'attivazione delle misure di sanità pubblica, favorendo interventi più tempestivi e mirati.
L'analisi evidenzia inoltre come l'interoperabilità dei sistemi informativi e la condivisione dei dati tra differenti discipline rappresentino elementi essenziali per migliorare la capacità di risposta alle zoonosi e alle altre infezioni emergenti.
L'approccio One Health supera la tradizionale separazione tra medicina umana, veterinaria ed ecologia. Epidemiologi, infettivologi, veterinari, microbiologi, biologi ambientali e decisori sanitari sono chiamati a collaborare nella raccolta e nell'interpretazione delle informazioni, costruendo reti di sorveglianza capaci di intercettare precocemente i cambiamenti nella circolazione dei patogeni.
Questa visione è condivisa anche dalla Lancet One Health Commission, che sottolinea come il controllo delle malattie emergenti richieda un'integrazione stabile tra salute umana, animale e ambientale, estendendo l'approccio One Health anche alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla perdita di biodiversità e dall'antimicrobico-resistenza.
Nonostante i progressi tecnologici, la review evidenzia diversi ostacoli all'implementazione dei sistemi integrati: standard eterogenei per la raccolta dei dati, limitata interoperabilità delle piattaforme digitali, disponibilità non uniforme delle informazioni e differenze organizzative tra i diversi settori coinvolti. Superare queste criticità richiederà investimenti in infrastrutture digitali, formazione multidisciplinare e governance condivisa.
Per gli autori, la sorveglianza One Health rappresenta un investimento strategico per la sanità pubblica: integrare in modo sistematico dati umani, animali e ambientali può rafforzare la capacità di intercettare nuove minacce infettive, migliorare la preparedness e sostenere decisioni più rapide ed efficaci nella gestione delle future emergenze epidemiche.




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